EGALITE’: 250 anni sono ancora pochi!
Share0di Gino Milano
“Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti!”
Così proclama l’art. 1 della Dichiarazione Universale dei diritti umani”, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, con 48 voti a favore e 8 astensioni (Arabia Saudita, Bielorussia, Cecoslovacchia, Iugoslavia, Polonia, Repubblica del Sud Africa, Ucraina, Unione Sovietica).
Ma è proprio così per tutti tutti?
“Uguaglianza” è davvero un principio generale che riguarda tutti gli esseri umani?
Osserviamo la tragedia del naufragio che ha coinvolto le persone del mega-yacht in Sicilia, con vittime, dispersi e sopravvissuti: l’apertura e l’insistenza (doverosa e giusta) di giornali e telegiornali hanno generato in tutti noi emozioni e sensazioni di prossimità a quanto è accaduto, nonché di apprezzamento per la prontezza e l’efficienza nel soccorso immediato e nella successiva cura per l’accoglienza posta in essere.
Ogni naufragio è tragedia e suscita le medesime emozioni, la medesima prontezza ed efficienza nei soccorsi e nelle cure…
E’ proprio così per tutti tutti?
Oppure c’è differenza tra “uomini in mare”, tra naufraghi e naufraghi?
La stessa attenzione mediatica, la stessa apprensione, la stessa umana preoccupazione è viva e vivace anche per la sorte di persone che solcano il Mediterraneo, inseguendo il sogno di uguale dignità umana?
Certo: non è gente famosa o di potere; non è in regola con il passaporto; lascia la propria terra non per un periodo di vacanza, ma per sottrarsi a povertà, violenze, guerra, calamità “innaturali”…
Ma questa situazione esistenziale (che gli Italiani hanno ben conosciuto in oltre un secolo di emigrazioni) può limitare e discriminare il principio di uguaglianza riservato ad ogni umano, senza selezione di provenienza, di etnia, di fama o di potenza?
Certamente le procedure di soccorso hanno regole ferree, come pure quelle che disciplinano il transito e l’accoglienza: esse sono necessarie, hanno la funzione strumentale di agevolare e dare efficienza agli interventi! Devono, tuttavia, restare assoggettate a regole ben più alte, universalmente affermate, riconosciute e perseguite: regole etiche, culturali, antropologiche, depositate nella coscienza civica dei popoli, valide per ogni umano, capaci di guidare il cammino di umanizzazione del mondo che abitiamo, che sembra – invece – rassegnarsi all’indifferenza e alla ineguaglianza (la non-egalitè).
Ci auguriamo tutti che dal drammatico e doloroso evento verificatosi vicino a Palermo – e che ha scosso la sensibilità di molti – si possa ritrovare il ricordo attento alla vicenda di tante migliaia di persone che solcano quello stesso mare, e da quel mare sono sottratte alla vita e alla compassione di molti.
