AVEZZANO La marsica ,paesi e frazioni

La Marsica, non solo paesi ma decine di frazioni e case sparse.Oggi parliamo di San Pelino e Caruscino frazioni di Avezzano

lavatoio pubblico

È stato ipotizzato da alcuni storici che San Pelino sia stata la capitale dei Marsi “Anxantini”

di Matteo Biancone

La storia di San Pelino, oggi frazione del Comune di Avezzano, comincia da lontano. Prove dei primi insediamenti risalenti al IV secolo a.C. sono state trovate nella sponda nord del Lago Fucino, tra San Pelino, Paterno, Celano, Forme e Santa Jona. In epoca italica il territorio incluso “nell’ager di Alba Fucens” segnava il confine dei Marsi con i popoli equicoli. È stato ipotizzato da alcuni storici che San Pelino sia stata la capitale dei Marsi “Anxantini”, come riportato nell’opera “San Pelino La capitale antica dei Marsi Anxantini” di Pasquale Fracassi (L’Aquila, 1988). 

Nella zona di San Pelino sarebbe esistito l’oppidum (centro fortificato), che si trovava a quota 964 m. s.l.m., mentre più in basso si trovava il vico (centro abitato rurale) che gradualmente richiamò maggiore popolazione. La fortificazione di San Pelino, secondo il citato Pasquale Fracassi, venne chiamata anche Cucullum Oppidum a partire dall’epoca imperiale.

Nella zona, in epoca romana, venne costruita la sontuosa villa attribuita a Lucio Vitellio, proconsole in Caria, padre del futuro imperatore Aulo Vitiello. La villa sarebbe stata circondata da pregiati alberi da frutto, come piante di fichi e noci importati da paesi lontani.

La presenza del lago rendeva il clima mite, consentendo l’abbondante presenza di frutteti e vigne. I resti della villa potrebbero essere identificati in località Panciano, a nord-est del contemporaneo abitato di San Pelino.

Studiosi come il Febonio[1] e il Corsignani[2] concordavano nel riferire che in prossimità della zona chiamata Cuna esistevano i ruderi d’imponenti edifici romani.

L’antico abitato non era un oscuro villaggio, l’esistenza delle terme e di un pretorio testimonia che il centro era di una certa importanza.

Con la fine dell’Impero Romano il luogo conobbe distruzione e decadenza. Nel Medioevo la costruzione della chiesa, oramai non più esistente, di San Lorenzo in Cuna, affidata ai Monaci Benedettini di Monte Cassino, attesta che il luogo era abitato. Secondo Muzio Febonio la chiesa di San Lorenzo venne eretta sulle rovine dell’antico pretorio.

Si riporta nei testi che questa chiesa era menzionata con il nome di Ecclesia Santi Laurenti in Cuna nella bolla pontificia di Papa Pasquale II, emessa nell’anno 1115. In un tempo successivo le chiese ed altri luoghi religiosi di San Pelino e di alcuni luoghi vicini divennero dipendenti dalla collegiata di Albe. Il borgo si ricostituì nel Medioevo e fece parte della Contea di Albe. Il nome dato al paese, come riferisce lo storico marsicano Pietro Antonio Corsignani, ricorda San Pelino, nato a Durazzo, nell’odierna Albania, che fu vescovo di Brindisi e passò nel paese marsicano prima di finire martirizzato a Corfinio. A San Pelino sarebbe stata dedicata una chiesa, poi andata distrutta.

Il paese, con l’abolizione del feudalesimo decretata nel 1806 da Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, divenne comune, ma, con legge del 1811, in base alla quale i comuni piccoli venivano aggregati ad altri comuni, San Pelino venne unito al comune di Massa.

Il paese è stato quasi completamente distrutto dal terremoto della Marsica del 1915, che ha provocato a San Pelino circa 600 morti, e il paese attuale è stato ricostruito più in basso nei pressi della moderna Strada Statale 5 Via Tiburtina Valeria. Nel 1939 San Pelino divenne frazione del Comune di Avezzano.

San Pelino ha attualmente due chiese: la Chiesa di San Michele Arcangelo, il quale è uno dei due santi patroni del paese, situata in zona centrale, e la Chiesa della Madonna del Rosario, che, distrutta dal terremoto della Marsica del 1915, fu poi ricostruita.

Anche Caruscino è frazione di Avezzano. Il nome della località è molto antico, ma la borgata attuale è sorta negli anni ’50, come “Villaggio del Bracciante S.Giuseppe di Caruscino” per iniziativa dell’Ente Maremma e Fucino, dopo la riforma agraria che aveva portato alla fine del latifondo assegnando ai contadini le terre che erano state del principe Torlonia.

Il 19 marzo 1955 il Ministro dell’Agricoltura Giuseppe Medici consegno a 48 famiglie di braccianti le nuove case del Borgo Caruscino, come racconta Tito Bellisario nel suo libro “Fucino Diario di una riforma”

Con la borgata furono costruiti anche cinque forni per l’approvvigionamento del pane che vengono riaccesi in occasione della festa di San Giuseppe Artigiano.

Fonti:

  • “San Pelino (Avezzano)” da Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/San_Pelino_(Avezzano)
  • “Avezzano” da Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Avezzano
  • “San Pelino La capitale antica dei Marsi Anxantini” di Pasquale Fracassi, L’Aquila, 1988
  • “La Città di Avezzano storia e segni di vita passata” a cura di Flavia de Sanctis, Avezzano, 2020
  • “Fucino Diario di una riforma” di Tito Bellisario, Carabba Editore, Lanciano, 2005
  • “San Pelino: tra sacro e profano” di Matteo Biancone in “il Velino lo sguardo dei Marsi” – quindicinale della diocesi dei Marsi

[1] la cui biografia è stata qui pubblicata il 9 dicembre 2021

[2] la cui biografia è stata qui pubblicata il 28 novembre 2021

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1 comment

La città dimenticata: antico forno di San Pelino (fraz. di Avezzano) – Centro Giuridico Del Cittadino 8 Maggio 2022 at 06:45

[…] La Marsica, non solo paesi ma decine di frazioni e case sparse.Oggi parliamo di San Pelino e Carusci… […]

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