Pescara-Ex Cofa, l’ultimo atto della non pianificazione.
Share0L’università, nel mio immaginario, dovrebbe occuparsi di universale. Attenzione per tutti, e quindi attenzione anche per la città. Ma nel caso dell ex Cofa il grande assente, come sempre, a Pescara, è il concetto di pianificazione, di programmazione. E l’effetto-puzzle che si ha in una parte delicatissima e importantissima della città, quella di Pescara Sud, al di là del fiume, è figlia della assenza della visione pianificatrice
Perché nel nostro povero e bistrattato PRG c’era scritto che quell’area, così sensibile, così importante , avrebbe dovuto avere una progettazione di insieme coerente e complessiva attraverso un masterplan. E, se proprio si doveva evitare l’utilizzo del masterplan, comunque la progettazione unitaria sarebbe dovuta passare attraverso progettazioni unitarie di sub-ambiti, uno dei quali comprende , tutti insieme , le aree ex Cofa, Pescara Porto e De Cecco.
La parola coerenza è di fondamentale significato per una città, al contrario quando diversi interventi si fanno ognuno in base ai propri obiettivi, questa per prima viene a mancare.
Lo stesso professor Paolo Fusero, che si è preoccupato del destino dell’Università Gabriele d’Annunzio, aveva ipotizzato un masterplan diverso, coerente con quello che è l’università oggi e quindi un ampliamento degli spazi vicino a dove oggi è l’università, per creare finalmente un polo universitario, esteso a una futura visione della caserma dei Vigili del fuoco e dell’ex caserma di Cocco, per far diventare quella zona un vero polo universitario. Ma di questo non se ne parla più.
Oggi che sono arrivati i 18 milioni di euro, nessuno si preoccupa più della parola coerenza e del master plan che trovava tutti d ‘accordo.
Eppure qualche problema il RUP per l’ex Cofa deve averlo avuto, perché nella spiegazione del progetto si chiarisce che non esisterà più un blocco unico, ma si cercherà di separare i diversi blocchi per dare possibilità alla città di continuare a vedere qualcosa del mare, e che gli edifici quindi probabilmente saranno su un impianto stile palafitte, in maniera tale che, quando il mare si solleverà, il polo universitario continuerà a fare le sue ricerche non da sotto il mare.
Eppure l’università per prima dovrebbe sapere che in questo momento c’è un Interreg europeo tra Italia e Croazia, e che uno degli ambiti di studi è rappresentato dalla necessità di arretrare le attività e gli edificati dalle coste verso l’interno: l’innalzamento del mare è un problema che le città costiere, sia italiane che croate, si troveranno ad avere da qui ai prossimi 100 anni. E l’Europa già si sta ponendo il problema di come porre le basi culturali per questo arretramento.
Ma l’Università pare proprio non preoccuparsi di questo approccio scientifico importantissimo, mentre dovrebbe essere la prima a portare avanti l’idea che un arretramento è dovuto, che una pianificazione da qui a 50 anni è dovuta per quello che avverrà. Né vedo si pone il problema del Ripristino della Natura, che la nuova Legge europea ci impone: quanto bisogno ha una città come Pescara di ampi spazi non edificati di collegamento con il mare, il fiume? A Pescara sembra che ogni spazio verde debba passare per il compromesso che prima va costruito, e ancora costruito, il verde non ce lo meritiamo per diritto, ma per scampoli, per quel che resta.
Però forse, se andiamo a esaminare un po’ meglio, vediamo che molto di università non c’è perché nella cordata Essitech ci sono molteplici enti, molti dei quali ,guarda caso, si sono pure appellati come ricorrenti contro lo stesso piano stralcio dell’Autorità di bacino.
Di nuovo una cordata contro le autorità scientifiche che cercano di dare dei messaggi:
il messaggio è che il nostro territorio è stato sfruttato al limite, che quel limite ormai è superato e che quindi bisogna cominciare a prepararsi per il futuro. Prepararsi per il futuro poteva dire ridare almeno in questa area, tutta, libertà a quel confine dinamico che rappresenta il sistema costa, lasciando il più possibile libertà a verde e dune.
E l’Università poteva dare il suo esempio e il suo apporto scientifico. Peccato che si sia fatta scappare l’occasione invece di acquistare, per esempio, l’area ex Di Bartolomeo, per avere uno sviluppo naturale del suo polo universitario, anche per il bene della città che la ospita. Forse in quel momento era distratta da altro.
Alla fine avremo la delicata area PP2 costruita senza piano, e dopo Pescara Porto, hotel Cecco, avremo cosi i laboratori marini a chiudere il cerchio e a ricordarci: progettazione unitaria? Suvvia, ormai il dado è tratto, e così avremo un porto, un centro universitario, un hotel e palazzine residenziali varie, perché ci vuole di tutto un po’.
Non ci resta che aspettare, per capire poi dal nostro ponte del mare, unico punto panoramico della città costiera, che cosa riusciremo ancora a vedere e ammirare del paesaggio, e quello che ci mancherà, per sempre.
Simona Barba
Radici in Comune
Sotto l’area strategica chiamata PP2, per la quale il nostro PRG prevedeva a monte una progettazione coerente e unitaria

