NOTIZIE REFERENDUM MARZO 2026

Le ragioni del NO al prossimo Referendum-SECONDA PARTE


Finalmente in questi giorni che precedono il REFERENDUM del 22 – 23 marzo si amplificano dibattiti e confronti. È cosa buona, dopo aver assistito all’oscuramento di siti internet e alla cancellazione di messaggi non graditi da alcuni poteri forti.
Stiamo tutti imparando di più sui temi referendari e su altre verità “remote” sottese. Anzitutto che non si tratta di una riforma che voglia rendere più efficiente l’organizzazione giudiziaria (… come la stragrande maggioranza dei cittadini si aspetterebbe!!!): non incide, infatti, sui processi né sugli Uffici giudiziari. Non velocizza, non migliora, non semplifica nulla.
Al contrario: serve a dividere la Magistratura, a creare nuove gerarchie, e lascia intravedere le interferenze del potere esecutivo (il Governo) sulla funzione giurisdizionale (la Magistratura).
Il rischio è l’alterazione dei rapporti istituzionali sui quali si basa uno Stato democratico. E la questione si inserisce nel più ampio quadro della crisi delle democrazie conosciute dall’Occidente (e dall’Italia in primis) nello scorso secolo. Esse hanno tratti salienti e radici strutturali. Come possiamo prendercene cura noi semplici cittadini? Come essere responsabili nel conservare vivo il grande patrimonio che i nostri Padri e le nostre Madri ci hanno trasmesso affidandoci la Costituzione?
IL REFERENDUM È UN’OCCASIONE INSOSTITUIBILE PER ESERCITARE QUELLA RESPONSABILITA’ CIVICA.
La Costituzione italiana (dal mondo intero considerata tra le più belle e umane del mondo) è una precisa scelta di civiltà compiuta in tempi difficilissimi, ed ha segnato il passaggio dalla dittatura alla democrazia, chiudendo le pagine nere della nostra storia e assicurando a tutti noi (da ottant’anni ad oggi) la possibilità di assaporare il gusto della libertà.
Ora – ed è la prima volta – il potere esecutivo decide di limitare sostanzialmente il ruolo del potere giudiziario. Lo fa spezzando in due (e dunque indebolendo) il Consiglio Superiore della Magistratura; separando le carriere tra Pubblico Ministero (funzione che appronta i processi penali) e Giudice (che emette le decisioni intermedie e finali nelle procedure giudiziarie) sgretolando l’unicità stessa del processo; istituendo un altro Organo disciplinare dei giudici con un sistema di più marcata partecipazione dei componenti eletti dal Parlamento (dove chi ha la maggioranza decide i personaggi ai quali affidare l’incarico); modificando, addirittura, il ruolo del Presidente della Repubblica, chiamato a presiedere due Consigli Superiori della Magistratura e a nominare suoi rappresentanti in un’ Alta Corte di giustizia per la Magistratura, quale Organo disciplinare (Cos’è: un Tribunale “speciale”??)
È una torsione pericolosa dell’equilibrio tra poteri statali, e uno strappo senza precedenti nella storia della Repubblica italiana. Costituisce, verosimilmente, il passaggio verso altre modifiche della Costituzione, verso la sua deriva e verso la formazione di un altro sistema di Paese-Italia, meno equilibrato, dove il Pubblico Ministero diventa un “super poliziotto”, più controllabile, più docile ad “interferenze esterne”.
Di fronte a un tale arretramento democratico, ai cittadini non ne verranno benefici. I singoli individui e i corpi civici intermedi (associazioni, movimenti, gruppi di rappresentanza, ecc…) potrebbero non trovare più nella Magistratuta – nella sua unità istituzionale e nella funzione procedurale oggi esistente – un arbitro imparziale. Al contrario, il “lobbismo” – esercitato sotto una molteplicità di profili – potrebbe invece assumere indebite azioni d’influenza e di pressione, a nocumento della stessa uguaglianza democratica di fronte alla legge.
RESTIAMO CITTADINI !! Andiamo a votare al Referendum, con attenzione alla libertà di tutti (e non soltanto della Magistratura) così come è definita dalla Costituzione vigente. Essa deve essere certamente condivisa e rinnovata continuamente, di generazione in generazione, nel senso di essere sempre resa attuale nel suo funzionamento originario, non stravolta nei suoi principi.
Con legge ordinaria ben potrebbero (e dovrebbero) essere varate altre norme ordinamentali necessarie, come – ad esempio – la previsione di un maggior numero di magistrati per far fronte ad un contenzioso giudiziario enormemente cresciuto negli anni (aumentando i posti messi a concorso, sempre così limitati e talvolta neppure totalmente coperti), oppure la permanenza di Uffici giudiziari ubicati sui territori e non sottratti alle città di rilevanza locale (come lo è il circondario di Avezzano, soppresso iniquamente), perché “la Giustizia” vicina ai cittadini è il primo presidio di legalità e sicurezza. Grande importanza riveste anche la copertura degli organici del personale di Cancelleria, adeguatamente preparato e dotato di strumenti efficaci (digitalizzazione, turnazioni, indicazioni meritocratiche e riconoscimenti economici). È anche auspicabile una maggiore partecipazione dell’Avvocatura nei Consigli Giudiziari – opportunamente potenziati – al fine di esaminare e decidere le questioni sempre urgenti nella vita istituzionale dei Tribunali e delle Procure della Repubblica. Fondamentale importanza avrebbe, altresì, il coinvolgimento dei Comuni e delle Regioni nel reperimento di risorse da destinare alla logistica dell’Amministrazione giudiziaria sui territori.
Questi – ed altri ancora – sono i “luoghi tematici” per una riforma prioritaria ed autentica della “Giustizia”. Non la modifica di una Magistratura, che va efficientata non indebolita.
Il prossimo 3 marzo, alle ore 17.00 ci ritroviamo nella
Sala Conferenze del Comune di Avezzano per ascoltare e riassumere le motivazioni all’espressione del NO convinto al voto per il Referendum.

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