NOTIZIE REFERENDUM MARZO 2026

Dire NO nel referendum del 22-23 marzo prossimo non è espressione di esaltazione politica-PARTE TERZA

Dire NO nel referendum del 22-23 marzo prossimo non è espressione di esaltazione politica, alla stregua di un tifo da stadio per la propria squadra, bensì di consapevolezza che in quella data si giocherà una partita costituzionale importante, nella quale si chiede di pronunciarsi su una modifica che va a toccare gli equilibri istituzionali che hanno assicurato democrazia e diritti in Italia, da 80 anni ad oggi (pur con tutti i limiti e le incongruenze che conosciamo, perché possono aver riguardato anche le nostre storie personali).

Con le due note precedentemente pubblicate, il CENTRO GIURIDICO DEL CITTADINO ha cercato di scoprire il vero e il falso che stanno dietro la legge di Riforma della Magistratura (non del sistema giurisdizionale, che è ciò che invece interessa i cittadini di fronte alla “Giustizia”). Con questa terza nota si offrono ulteriori spunti che “vanno dentro” la legge, svelandone alcune contraddizioni clamorose.

Il leit motiv ricorrente dei sostenitori della riforma è che occorra separare le carriere tra Pubblico Ministero e Giudice per assicurare la diversità dei ruoli e rimarcare la terzietà del Giudice, e così raggiungere la condizione di parità tra P.M. e Avvocato difensore dell’indagato/imputato.

Ebbene, la diversità dei ruoli c’è già, perfettamente stabilita e disciplinata dai Codici di rito e dalle altre norme complementari: il Pubblico Ministero deve (obbligatorietà dell’azione penale) raccogliere le prove di un’eventuale, possibile colpevolezza – nei limiti e nei termini imposti per legge – sulle notizie di reato che gli pervengono, sostenere o meno l’accusa fino a chiedere al Giudice il rinvio a giudizio oppure l’archiviazione, la condanna o l’assoluzione. Ed è posto alla pari con l’Avvocato difensore, il quale deve confutare e contraddire l’azione della Procura della Repubblica, presentando al Giudice (GIP – GUP – Tribunale o Uffici Superiori) le ragioni difensive e il rigetto delle richieste avanzate dal P.M. contestandole in fatto e in diritto.

La riforma non incide, non cambia nulla sulla terzietà del Giudice, il quale non dipende dalle richieste del P.M. È statisticamente provato che il 50% delle volte il Giudice decida diversamente (si ricordino molti casi in cui l’opinione pubblica ci si è domandato come le decisioni giudiziarie fossero difformi dalle richieste della Procura che stava o aveva indagato!!).

Tutto ciò è iniziato nel 1989 e si è attestato per 35 anni, dando atto del superamento del precedente modello inquisitorio del periodo fascista, in cui chi indagava e chi giudicava poteva avere in sé le stesse funzioni, addirittura essere la stessa persona.

E che senso ha poi voler dividere la Magistratura nella sua vita amministrativa e giurisdizionale per poi costituire il giudice speciale disciplinare, unico per entrambi (l’alta Corte di giustizia) cambiando anche l’assetto della sua composizione, con la diminuzione del numero dei membri scelti tra i magistrati e l’aumento del numero di quelli nominati dalla politica??

Altra cosa che questa legge di riforma vorrebbe eliminare è l’esistenza delle “correnti” – alle quali molti magistrati (e molti altri no) scelgono di appartenere – che qualificherebbero come “politicizzato” il Consiglio Superiore della Magistratura.

Le cosiddette “correnti” sono associazioni culturali e sindacali alle quali i magistrati possono o meno iscriversi: esprimono riferimenti valoriali e organizzativi, creano confronto, dibattito, maggiore partecipazione democratica. Al momento dei rinnovi periodici delle cariche, presentano liste elettorali alle quali ogni magistrato può esprimere la sua preferenza.

Ma non è ciò che avviene in ogni settore e in ogni luogo in cui uomini e donne condividono un interesse, un lavoro, una professione?? e il magistrato appartiene all’umanità, non è un robot (almeno fino a quando questa funzione dello Stato non sarà demandata all’Intelligenza Artificiale). È ciò che succede dall’associazione bocciofila di quartiere fino alle Organizzazioni sindacali, dagli Enti del Terzo Settore ai Partiti politici, alle liste civiche…

Sono tutte formazioni attraverso le quali si forma la partecipazione, si consolida un’appartenenza di fronte e accanto ad altre identità. Ed è propriamente nell’incontro e nel confronto tra posizioni diverse che si attua il metodo della democrazia, la sua sussistenza e la sua funzionalità, potendo esprimere le rappresentanze negli Organismi statutari e istituzionali con l’elezione di coloro che vengono ritenuti i migliori per preparazione, affidabilità, stima, ecc… Là che si formano maggioranze e minoranze: è la democrazia formale e sostanziale.  (divagando per un attimo, abbiamo tutti notato come il procedimento di elezione parlamentare non risponda più a questo principio-base: in effetti, con le liste bloccate, non viene eletto chi abbia ottenuto la preferenza – non più esistente per la “nomina” dei senatori – ma chi occupa il primo o i primi posti della lista).

La legge di riforma introduce stravaganza ulteriore: il “sorteggio”, una pesca tra i magistrati, una nomina a caso, senza alcun riferimento a capacità individuali, adeguatezza e preparazione culturale, volontà di scelta, esperienza… Proviamo ad immaginare se questo criterio del “sorteggio” si verificasse in altri campi della vita pubblica e privata… (certo, qualcuno dirà che le cose, forse, andrebbero meglio…). E allora facciamolo in ogni ambito: per i rappresentanti di fabbrica o d’ufficio, per gli Istituti scolastici, per ogni posto di lavoro, per ogni Ordine professionale…  anche per chi debba guidare un’Amministrazione cittadina o debba sedere in un Consiglio regionale o in Parlamento.

Nella riforma si legge anche un’altra differenza abissale: i magistrati verranno “pescati per sorteggio”, mentre i componenti cosiddetti laici (di derivazione parlamentare) vengono prima selezionati ed entrano in un elenco dal quale vengono sorteggiati. Se ciò valesse anche per i magistrati, dovrebbero anche costoro entrare in liste “correntizie” preselezionate per essere poi sorteggiati. E ciò fa intravedere un’ulteriore infondatezza ideologica della legge varata da una maggioranza parlamentare troppo interessata.

Una giustizia che garantisca i principi di libertà, uguaglianza e parità di tutti i diritti per tutti fa paura solo a chi la confonde (e la teme) perché può dare fastidio ai propri interessi, non sempre conformi alle regole che già esistono e che andrebbero solo attuate.

Il prossimo 3 marzo, alle ore 17.00 ci ritroviamo nella Sala Conferenze del Comune di Avezzano per ascoltare e riassumere le motivazioni all’espressione del NO convinto al voto per il Referendum.

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