PRIMAVERA IRANIANA
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Da giorni in Iran è montata la rabbia dopo la morte di Mahsa Amini, deceduta in seguito all’arresto della polizia morale perché non indossava correttamente il velo. Teheran spegne internet e i social per sgonfiare la protesta.
La protesta in Iran per la morte di una studentessa 22enne, Mahsa Amini, mentre era sotto custodia della polizia morale di Teheran, scuote la Repubblica islamica. Secondo le ricostruzioni la ragazza sarebbe stata arrestata lo scorso 13 settembre perché non indossava correttamente il velo. Portata in una caserma della Gasht-e Ershad, cioè la polizia ‘per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio’, ne è uscita incosciente ed è morta dopo tre giorni di coma in ospedale. Gli agenti negano di averla picchiata e torturata, e il capo della polizia ha parlato di “sfortunato incidente” causato da “problemi fisici preesistenti”. Ma la loro versione non convince e ormai da cinque giorni le manifestazioni si diffondono a macchia d’olio nel paese: epicentro è il Kurdistan iraniano, la provincia natale di Amini, ma negli ultimi giorni raduni con slogan contro la Repubblica islamica e la Guida Suprema, Ali Khamenei, si sono estesi anche alle università di Teheran, Tabriz e Yazd e in città come Isfahan. Le autorità hanno reagito con il pugno di ferro e finora, secondo la tv di stato, almeno 17 persone sarebbero morte in scontri con le forze dell’ordine
