chiese Romaniche nella Marsica NOTIZIE

Chiesa di San Pietro in Albe – Massa d’Albe (AQ)

di Matteo Biancone

La chiesa di San Pietro è sita sull’omonimo colle, che è uno dei tre colli di Albe insieme al colle di San Nicola e al Pettorino. La posizione è suggestiva, dalla collina si vedono i resti dell’antica città di Alba Fucens, che fu colonia romana.
La chiesa è stata allestita sfruttando la struttura del Tempio di Apollo del III secolo a.C. preesistente in loco, che tuttora costituisce il basamento e parte delle mura laterali della chiesa.
La chiesa è ricca di elementi di epoche diverse che stimolano la nostra curiosità, come alcuni graffiti ritenuti di epoca romana; sulla parete destra vediamo graffiti che rappresentano un semplice scafo di barca e una nave quadriremi, mentre sulla parete sinistra è rappresentata una scena ispirata a giochi circensi, cosa forse legata al fatto che nei pressi del tempio vi era l’anfiteatro romano.
Non si sa quando avvenne la conversione da tempio pagano a chiesa cristiana, ma sulla parete sinistra della chiesa un’incisione, che viene datata al VI secolo, ricorda la sepoltura di un “sacerdote”, forse allora da intendersi come vescovo, di nome Adelbertus, pertanto si deduce che il luogo fosse utilizzato come chiesa almeno dal VI secolo. L’adattamento del tempio al culto cristiano già nel VI secolo viene testimoniato anche dagli antichi frammenti di bassorilievi rappresentanti croci e tralci, risalenti al VI secolo, che, insieme a resti di lapidi con chrismon (monogramma di Cristo costituito da lettere greche) e frammenti di plutei (lastre che venivano poste intorno all’altare), vennero rinvenuti nella chiesa, sotto la pavimentazione bassomedievale, in occasione dei lavori di restauro effettuati negli anni ’50. Ora questi antichi frammenti sono custoditi nel Museo di Arte Sacra della Marsica nel Castello Piccolomini di Celano.
L’attuale chiesa deriva da quella più antica, ma nei secoli sono intervenute numerose aggiunte e modifiche realizzate in vari momenti storici, come andremo a spiegare.
Questa chiesa fu probabilmente dei Benedettini sin dal VII secolo, visti gli atti di Lotario e di Carlo Magno con i quali si confermava ai Benedettini, già stabiliti nel vicino monastero di Sant’Angelo in Albe, il possesso del monastero stesso con annessi beni e pertinenze. Con l’intitolazione a San Pietro la chiesa è citata per la prima volta nel 1115 nella bolla di Papa Pasquale II, nella quale è riportata tra i beni del Vescovo dei Marsi. Alcuni studiosi ritengono che la chiesa sia stata gestita dal clero secolare, altri invece che sia poi tornata all’ordine religioso, visto che in un’iscrizione presente nell’edificio viene menzionato un abate quale promotore dei lavori effettuati nella chiesa, attribuiti al dodicesimo secolo.
Nel XII secolo la chiesa assunse l’aspetto di una basilica romanica a tre navate, divise da diciotto colonne, realizzate con il riutilizzo di resti di epoca romana, congiunte da archi a tutto sesto. La chiesa fu allungata, il porticato (pronao) che precedeva l’ingresso dell’antico tempio venne tamponato, tanto che osservando dall’esterno la parete della chiesa si vede la differenza tra il muro originario e la parte del pronao che è stato chiuso. Venne anche realizzata in fondo all’edificio l’abside semicilindrica che occupa la larghezza della navata centrale. Sotto all’abside si trova una cripta che custodisce anche un antico sarcofago.
Nel X secolo sul davanti della chiesa era stata costruita la torre campanaria e nel dodicesimo secolo venne realizzato il portale, che tuttora ammiriamo, che dalla torre campanaria porta nell’ambiente della chiesa, mentre i preziosi battenti lignei sono ora conservati al Museo di Celano.
Agli inizi del Duecento un terremoto fece crollare elementi dell’area presbiteriale e nel corso della ricostruzione vennero realizzati l’iconostasi e l’ambone cosmateschi, che tuttora caratterizzano la chiesa con i colori e la luminosità dei loro mosaici.
Le opere sono dette cosmatesche dal nome di un’importante famiglia di marmorari romani, detti Cosmati, perché tra loro era ricorrente il nome Cosma. Questi marmorari operarono tra l’inizio del XII secolo e la fine del XIII, realizzando pregiate opere in Abruzzo, Umbria, Campania e Lazio. Di generazione in generazione si trasmettevano le tecniche stilistiche che li distinguevano e nel tempo la famiglia si divise in vari rami. I Cosmati hanno realizzato capolavori della tarsia marmorea, ritenuti ispirati all’arte bizantina e comunque molto originali. Alternavano nell’opera parti di pietra bianca a parti colorate, costituite da mosaici fatti di tasselli di marmo e di pietre dure (porfido, serpentino, giallo antico, bianco statuario) e tessere di pasta vitrea e d’oro.
A questa famiglia di marmorari appartenevano gli artisti che hanno realizzato l’ambone e l’iconostasi, che tuttora ammiriamo ad Albe. L’iconostasi è una specie di recinto, che divide a metà la chiesa, separando la zona destinata ai fedeli da quella in fondo, verso l’altare, riservata al sacerdote. Si ritiene che nella chiesa di San Pietro l’iconostasi venne inizialmente realizzata nel XII secolo, in stile romanico, dai maestri Gualtiero, Moronto e Pietro su commissione dell’Abate Odorisio, come inciso su un pilastrino che componeva l’iconostasi stessa. Sul finire del XII secolo un terremoto danneggiò la chiesa ed anche l’iconostasi fu compromessa, così nella prima metà del XIII secolo venne ricostruita in stile cosmatesco ad opera del maestro Andrea, visto che sulla parte superiore del prospetto destro dell’iconostasi si legge “ANDREAS MAGISTER ROMANUS FECIT HOC OPUS”.
Si ritiene che Andrea, che lavorò probabilmente sulla parte centrale dell’opera, ritenuta più raffinata rispetto alle parti laterali, si avvalse della collaborazione di maestranze locali. Nella struttura sono stati inseriti elementi della precedente iconostasi.
L’iconostasi ci appare formata da grandi lastre di pietra, decorate con mosaici, sulle quali poggiano delle colonnine in pietra, anch’esse decorate a mosaico, che reggono un architrave, sempre di pietra. Nel XIII secolo i marmorari romani costruirono anche l’ambone in stile cosmatesco, che splende di colori e d’oro. L’ambone (struttura sopraelevata dalla quale si proclamavano le sacre letture) porta inciso il nome dell’artefice, il civis romanus Johannis, indicato con l’appellativo di doctissimus, che ci indica quanto fosse considerato un artista di fama. L’ambone è costituito da un pulpito al quale si accedeva da due piccole scalinate laterali.
Nel tempo intervennero altre modifiche. I Benedettini avevano perso la loro importante presenza sul territorio e andava crescendo la presenza francescana, quando i frati conventuali nel 1310 presero la gestione della chiesa e vi costruirono l’adiacente convento. Tra il XIV e il XVI secolo i frati francescani arricchirono la chiesa con affreschi, una cappella tardo- gotica, due finestre sulla parete sud della chiesa, il portale della torre campanaria.
Gli affreschi realizzati tra XIV e XV secolo sono ora custoditi nel Museo di Celano.
Con la riforma del 1652 fatta da Papa Innocenzo X, che disponeva la chiusura dei conventi che erano troppo piccoli e ospitavano un numero troppo esiguo di frati, anche il convento di Albe fu soppresso.
A tale chiusura, dopo circa cinquanta anni, seguì all’inizio del ‘700 la riapertura della chiesa con la realizzazione di lavori interni di gusto tardo barocco, ma nel periodo napoleonico, nel 1809, con il provvedimento di soppressione degli ordini religiosi che portò alla chiusura di numerosi conventi, anche il convento di Albe fu chiuso. La struttura del convento fu incamerata dal comune, che nel 1866 la vendette a un privato, mentre la chiesa, che fu affidata al clero secolare, nel 1892 venne dichiarata monumento nazionale. Il convento negli ultimi anni è stato ristrutturato per diventare un museo.
Purtroppo la chiesa, come tutte le strutture antiche della Marsica, fu seriamente danneggiata dal terremoto del 1915, perdendo completamente il tetto e parte delle mura. Dopo il sisma, visto i gravi danni riportati dalla struttura, gli affreschi del XIV- XV secolo furono staccati dalle pareti per salvarli dal deperimento e ora si trovano, come già detto, nel Museo di Arte Sacra della Marsica a Celano (AQ).
Il terremoto aveva portato grande distruzione nei paesi della Marsica e pertanto c’era molto da fare, così solo tra il 1955 e il 1957 si passò alla ricostruzione della chiesa di San Pietro in Albe. I lavori furono svolti con attenzione, tanto che vi sono foto che ritraggono le pietre rimosse e numerate per poterle rimettere nel modo originario. Si puntò a riportare la chiesa allo stile originario e a rafforzare la struttura per renderla stabile. Anche l’ambone e l’iconostasi cosmateschi furono danneggiati dal terremoto e vennero restaurati a cura dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
La chiesa con il restauro, diretto da Raffaello Delogu che era un grande studioso di arte, è stata riportata alla semplicità dello stile romanico e sono venute meno le strutture tardo barocche.
Ricordiamo che questa chiesa ha “ospitato” in passato anche altri importanti tesori d’arte, quale il Trittico di Alba Fucens, che ora si trova anch’esso nel Museo d’Arte Sacra nel Castello di Celano. Il Trittico, composto da tre tavole unite, intagliate e rivestite di preziosi materiali, si presenta nel suo splendore, fatto di oro, di elementi di oreficeria, di miniature coperte da sottili lastre di cristallo che danno luminosità all’immagine. L’opera, datata tra il XII e la metà del XIV secolo, nel Trecento venne donata alla Chiesa di San Pietro dalla regina Giovanna I d’Angiò, sorella della contessa di Alba Fucens, e rimase esposta nella chiesa sino al 1574, anno in cui il trittico venne trasferito nella Chiesa di San Nicola, nel borgo medievale di Albe, ove è rimasta sino alla distruzione portata dal terremoto del 1915.
Dopo il sisma l’opera venne portata a Roma per il restauro e restò a Palazzo Venezia per diversi anni, mentre ora, come detto, può essere ammirata nel Museo d’Arte Sacra a Celano.
Questo prezioso trittico, con altri oggetti e reliquie, era protagonista di una particolare tradizione, quando il Lunedì in Albis veniva portato in processione dalla Chiesa di San Nicola alla Chiesa di San Pietro, sua originaria collocazione.
Sino ai nostri giorni si è mantenuta l’usanza del Lunedì in Albis, quando si portano in processione le statue e le reliquie rimaste ad Albe dopo il terremoto del 1915.
La storia della chiesa di San Pietro si intreccia così da secoli con la fede, la vita e le tradizioni della gente del luogo.

Fonti:

  • “San Pietro in Albe e il Tempio di Apollo” di Matteo Biancone sul giornale diocesano Il Velino, lo sguardo dei Marsi
  • “Chiesa di San Pietro (Massa d’Albe)” in Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Pietro_(Massa_d%27Albe)
  • “Chiesa di San Pietro ad Alba Fucens” sul sito del Ministero della Cultura https://cultura.gov.it/luogo/chiesa-di-san-pietro-ad-alba-fucens
  • “Guida ai monumenti storici e artistici della Marsica” di Ignazio Carlo Gavini, Adelmo Polla Editore, Agosto 2000, estratto da “Storia dell’Architettura in Abruzzo” di I. C. Gavini, 1927/1928
  • “Marsica, guida storico-archeologica” di Giuseppe Grossi, Aleph editrice, Luco dei Marsi 2002
  • “Il Trittico di Alba Fucens nelle celebrazioni del Lunedì in Albis” di Chiara Leonio, sul sito della Piccola Biblioteca Marsicana https://www.piccolabibliotecamarsicana.it/racconti/il-trittico-di-alba-fucens-nelle-celebrazioni-del-lunedi-in-albis/
  • “Alba Fucens si prepara a celebrare la Festa delle SS. Reliquie”, di Maria Tortora, 15 aprile 2025, su terremarsicane.it https://www.terremarsicane.it/alba-fucens-si-prepara-a-celebrare-la-festa-delle-ss-reliquie/
  • “Il poverello d’Assisi, la storia di San Francesco e del movimento francescano in Abruzzo” di Matteo Biancone, 25 Giugno 2025 su marsicalive.it https://marsicalive.it/il-poverello-dassisi-la-storia-di-san-francesco-e-del-movimento-francescano-in-abruzzo/
  • “Le trasformazioni del territorio fucense nel medioevo” di Anna Maria Giuntella e Fabio Redi, in “Il Tesoro del Lago – l’archeologia del Fucino e la Collezione Torlonia”, Catalogo a cura di Adele Campanella, Carsa Edizioni, Ascoli Piceno aprile 2001
  • “La Chiesa di San Pietro in Alba Fucens” di AA.VV., Collana “Quaderni Didattici” N. 10-1991, Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici per l’Abruzzo – L’Aquila
  • “Francescanesimo in Abruzzo – dalle origini ai nostri giorni” di Nicola Petrone, Biblioteca Tommasiana, Tagliacozzo 2000

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