NOTIZIE Pescara

PESCARA UNA CITTÀ NELLA NEBBIA

Simona Barba

AVS-Radici in Comune

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Negli ultimi anni il ricorso alla giustizia amministrativa nella città di Pescara è stato molto frequente. Ricordiamo tutti il caso del Parco Fornace di Bizzarri e quello di viale Marconi;

sull’area di Risulta pendono ancora due ricorsi al TAR per mancata valutazione di impatto ambientale del progetto che prevede la sede della Regione;

le sentenze più recenti, che hanno aperto un dibattito cittadino sul suo futuro e sulla sua visione, sono quelle sulla Strada Parco e sull’ ormai famoso caso di via Oberdan, che ha annullato la Delibera riguardante il Decreto Sviluppo.

E ora siamo in presenza dell’ultima sentenza, nella quale il TAR ha di fatto sospeso l’Amministrazione Comunale in attesa di nuove elezioni, a causa delle innumerevoli anomalie nello scrutinio.

 La giustizia amministrativa, ricordiamo, non entra nella bontà delle idee, non entra nel merito della scelta, invece giudica la correttezza del percorso amministrativo, quindi dell’iter procedurale, della quale l’amministrazione deve essere attrice e garante.

 Tutti questi ricorsi al TAR, al Consiglio di Stato, tutte queste sentenze stanno dimostrando che a Pescara spesso c’è un’opacità nel percorso amministrativo, una strada incerta fino al limite della norma.

 Il sindaco Carlo Masci, attualmente congelato, a questo dovrebbe riflettere in questi giorni:

che durante l’attuale e la scorsa amministrazione la città di Pescara si è distinta nell’opacità dei percorsi procedurali amministrativi, evitando la partecipazione e il confronto.

 L’attuale amministrazione, più che prendersela con il TAR, dovrebbe interrogarsi su quanto sta accadendo, chiedersi se i cittadini e le cittadine non sono forse costretti a diffidare degli atti che derivano da questa amministrazione.

E anche se nel caso degli errori sul voto non c’è una responsabilità diretta dell’Amministrazione, forse non sarebbe il caso di accettare la sentenza in modo da cercare di restituire un po’ fiducia almeno verso il momento più importante della partecipazione politica, e cioè il voto?

È corretto che i cittadini continuino a vivere nella nebbia, diffidando?

È normale che non ci sia più la fiducia nelle procedure?

Da tutta questa opacità la città dovrebbe liberarsi, e sarebbe stato maggiormente responsabile scegliere di procedere al voto invece che ricorrere immediatamente al Consiglio di Stato, arroccandosi nell’idea che non esistano errori, e che questa amministrazione sia infallibile.

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