DOMENICA SCORSA, TRA LE STRADE DI AVEZZANO, eravamo tanti ad esprimere il ripudio della guerra e il NO ad ogni violenza.
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di Gino Milano
C’erano cittadini e gruppi, associazioni e amministrazioni comunali, parrocchie, movimenti, scuole, bambini e anziani… La pace cresce dal basso, come la democrazia. È un prodotto artigianale di cui prendersi cura, come fa un falegname che lavora il legno per costruire il tavolo; come l’intreccio di fili di lana che diventano coperta; come tante rime che formano una poesia. È respiro dell’uno accanto al respiro dell’altro.
Slogan, canzoni, gesti hanno animato il percorso che le fiaccole hanno illuminato. I momenti di silenzio sono stati anch’essi rivelativi dell’angoscia che tutti proviamo di fronte alle carneficine e alle devastazioni in atto in un mondo nel quale in primo piano c’è la guerra, mentre la pace sembra scivolata via come istanza prioritaria internazionale.
Sono le situazioni nelle quali il cristiano cerca il suo Dio, cerca di aprire un dialogo con Lui, invocando aiuto e consolazione al suo grido di paura. È in questo contesto che nasce la preghiera: in essa il cristiano cerca di leggere davanti a Dio ciò che accade nella storia per trovare, ogni giorno, il significato degli eventi che l’umanità produce, e trovarvi un insegnamento.
Molte e ripetute sono state le preghiere durante la marcia della pace di domenica scorsa.
Pregare non è un atto magico chiesto a Dio. Non è dire a Dio ciò che deve fare. Non è domandare a Dio dov’è. È piuttosto chiederlo all’uomo: uomo-umanità, dove sei? Dove sei di fronte alla violenza, ai genocidi, alla soppressione della libertà e della vita?
Quando pregano, i cristiani assumono una maggiore consapevolezza del male nel quale tutti (nessuno escluso!) siamo immersi, tutti solidali nel generare dolore e morte, provando ad incamminarsi verso un’altra solidarietà che abbia il sapore della fraternità, della misericordia, del dialogo, dell’accoglienza, della pace appunto. Lo fanno chiedendo di convertire il loro stile di vita per renderlo simile alla vita di Cristo, facendosi suoi seguaci. Perciò la preghiera è risuonata costante e forte nei passi della marcia.
Cosa resta ora di essa? Come dare credibilità e quotidianità a quei passi fatti insieme?
Ognuno sa cosa e come rispondere. Sa come crescere in consapevolezza, dando spazio ad un agire pacificante, dentro gli eventi della storia – vicina e lontana – continuando a coltivare desideri di cambiamento e responsabilità rinnovate, alimentando le prospettive di pace, non solo come superamento della guerra ma come affermazione che un nuovo mondo è possibile.
Occorre ora proseguire nell’incontro, nel confronto, per conoscere meglio le cause e le ragioni sottese, cercando ancora cosa fare – e come farlo – per opporsi alle logiche della guerra e della violenza senza fine.
Con la “Tavola della pace”, sabato 15 febbraio ad Avezzano ci sarà un appuntamento sul tema “Le spese militari e il debito; l’impatto sociale del riarmo”.
Perché siamo indebitati? Quali meccanismi causano il debito che strozza popoli e nazioni, generando disuguaglianze, e aprono conflitti armati?
Potremo ascoltare Antonio De Lellis, del Centro Studi economico-sociali per la pace di Pax Christi e presidente dell’associazione Attac Italia. Molto interessante sarà anche l’intervento di Rosetta Placido – consigliere di Pax Christi internationalis – sulla situazione di Gaza e Cisgiordania, nell’annoso conflitto palestinese/israeliano.
Nei prossimi giorni informazioni dettagliate sull’evento.
