NOTIZIE Riserva monte Salviano

La Riserva Naturale Regionale guidata “Monte Salviano” un valore aggiunto per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio della Marsica Fucense.

Articolo inviato dai Antonello DOMINICI  x il Direttivo Associazione IL SALVIANO commentando l’articolo del CGC

La Riserva Naturale Regionale guidata “Monte Salviano” un valore aggiunto per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio della Marsica Fucense.

Dal Convegno La Città del Terzo Millennio.

Venerdì 18 marzo 2005  – ore 9,00 – 13,30 – “SALA A.R.S.S.A” – Palazzo Torlonia, 91

67051 – Avezzano (AQ)

 era un resoconto nel 2005 dello stato dell’ambiente a 15 anni dalla proposta del Parco del Salviano, ora nel 2023 siamo a 30 anni !

UNA FORTE CONSAPEVOLEZZA:

LA PARTITA SI GIOCA DENTRO LE CITTA’

Quando quindici anni or sono mi accinsi, assieme a Sergio Rozzi e ad altri amici Giulio Perilli, Maurizio De Cristofaro, Maurizio Pietrosanti ecc., pochissimi all’inizio, ad intraprendere l’avventura che avrebbe condotto alla istituzionalizzazione del Parco periurbano del Salviano (divenuto strada facendo, non senza qualche stravolgimento dell’iniziale proposta, l’attuale “Riserva Naturale Regionale guidata Monte Salviano”), una frase di un direttore di parco sudamericano (di cui ora non ricordo più il nome), riportata in uno scritto consegnato a Sergio, mi aveva particolarmente colpito ed illuminato. Il concetto espresso nella frase in parola era, più o meno, questo: “sogno un mondo dove non esistano più Parchi e Riserve”.

D’acchito l’espressione potrebbe apparire, e forse lo era nelle intenzioni, paradossale e provocatoria, ma in realtà essa aveva dietro di sé una concezione della natura e dell’ambiente che si opponeva alla visione dominante, quella secondo cui natura e ambiente, appunto, entrano nella considerazione comune come “residuo extraumano” da sfruttare senza freni e condizionamenti.

L’idea che l’ambiente vada conservato ricorrendo all’istituzione di Parchi e Riserve ha senso, infatti, solo in una visione del mondo in cui l’ambiente stesso è percepito come altro dall’uomo, come residuo, appunto. Sognare un mondo dove “la casa dell’uomo” venga conservata in modo “naturale”, senza sovrastrutture, significa ridiscutere alla radice il problema del ricambio organico tra l’uomo e la natura. Non posso qui sviluppare questa tesi, ma mi pare evidente che tutta la problematica legata al tema della sostenibilità dello sviluppo economico e sociale non faccia, in fondo, altro che rimettere al centro della riflessione proprio la questione del rapporto di reciprocità tra uomo e ambiente.

A quindici anni di distanza tanti ricordi affollano la mente, degni di essere condivisi, soprattutto con le nuove generazioni, ma almeno un punto mi piace richiamare. A differenza di altre esperienze conservative il Parco del Salviano rivendicava per sé una sorta di primato: quello di porre il problema ambientale in un posto, allora (quindici anni fa), ritenuto quasi innaturale per un parco. Esso, infatti, non doveva essere istituito in montagna o in un ambiente ecologicamente rilevante, ma in un centro urbano, la città di Avezzano, un luogo dove la gente trascorre la maggior parte del proprio tempo. Di qui l’appellativo ‘periurbano’, un’esperienza quasi unica in Europa – allora di parchi periurbani esisteva solo quello di Stoccolma. Insomma, la proposta del Salviano presupponeva una scommessa, quella di poter incidere positivamente sulla qualità della vita di tutti i giorni salvaguardando l’ambiente.

Una scommessa che va rilanciata.

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