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Castronovo (AQ) – Chiesa di San Nicola -Una storia che comincia da lontano(1308)

di Matteo Biancone

In Castronovo, frazione di San Vincenzo Valle Roveto, troviamo la Chiesa di San Nicola.

Il borgo ha un’origine antica e nel tempo è stato indicato con nomi diversi. Per avere riscontro della sua lontana origine ci viene in aiuto il Catalogo dei Baroni, che possiamo definire un elenco dei feudatari e dei loro possedimenti, voluto per la prima volta dal re Ruggero II per determinare il contributo che ciascun signore avrebbe dovuto dare alle imprese militari. Il Catalogo fu poi aggiornato nel corso degli anni. Nel Catalogo dei Baroni, nel 1173, compare il borgo con il nome di Castel Gualtieri, forse acquisito dal suo primo signore. Con questo nome il paese viene citato anche da Muzio Febonio (1597-1663) nella sua Historiae Marsorum, dove scrive: “Discendendo da Rendinara, prima di giungere di nuovo al fiume, trovasi il piccolo borgo di Castel Gualtieri, del quale è notizie, in Registro, come appartenente al conte Bernardo di Alba”. Il borgo era parte della Contea di Alba secondo un documento del 1293, poi fu acquisito dai conti di Celano e dai Piccolomini.

Il borgo venne poi chiamato anche Castello Novo, probabilmente a seguito di lavori effettuati, appare infatti con questo nome in atti notarili in pergamena del 1299, custoditi nell’Archivio della Certosa di Trisulti (ora in provincia di Frosinone).

Nei documenti amministrativi del Regno di Napoli dell’epoca di Roberto d’Angiò (1309-1343) il paese appare citato come Castelnuovo. Da Castelnuovo il nome venne probabilmente modificato in Castronovo.

Castronovo viene ricordato con la Chiesa di San Nicola nel Catalogo delle chiese della Diocesi di Sora nel 1308 e così questa sarebbe la prima menzione dell’esistenza nel paese di una chiesa dedicata a San Nicola. Successivamente il borgo venne chiamato anche Castrum Morrei, per indicare che era “controllato” da Morrea, e con tale nome è menzionato nella relazione della visita pastorale fatta dal Vescovo Giovannelli di Sora nel 1618, nella quale tra l’altro si ricorda che anni prima il borgo era stato dato alle fiamme, ma non si indica per mano di chi.

Decimato dalla grave peste del 1656 il borgo gradualmente si ripopolò acquisendo l’autonomia amministrativa con l’istituzione dell’universitas (ente che potremmo definire simile al comune).

Con l’epoca napoleonica e l’eversione feudale del 1806, che fece decadere le universitas con l’istituzione dei Comuni, il borgo di Castronovo venne incluso amministrativamente al Comune di Civita d’Antino e in seguito nel 1816, con l’istituzione del Comune di San Vincenzo Valle Roveto, Castronovo venne associato a quest’ultimo.

Il terremoto della Marsica del 1915 causò anche a Castronovo decime di vittime e distruzione di immobili.

Abbiamo già riportato che la chiesa di San Nicola di Castronovo venne menzionata in un documento del 1308, nel tempo il territorio ha conosciuto diverse vicissitudine storiche, catastrofi naturali ed eventi sismici.

La chiesa di San Nicola, che ora vediamo, si trova al centro del paese, nella sua parte storica. La piazza costeggia una sua parete laterale, mentre l’ingresso principale della chiesa è posto su una strada piuttosto stretta e di fronte ad essa vi sono altre costruzioni. Sulla piazza, dalla quale si gode un bel panorama, si trova una piccola fontana, poi si sale qualche scalino per arrivare alla chiesa. Il portone in legno è guarnito da una cornice in pietra, sovrastata da un rosone. La chiesa nelle facciate principali è tinta di giallo, mentre il campanile, a cuspide, è ricoperto di mattoncini.

La chiesa di San Nicola, come tutte le chiese della Valle Roveto, è parte della Diocesi di Sora.

Fonti:

–              “Castronovo (San Vincenzo Valle Roveto)” in Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Castronovo_(San_Vincenzo_Valle_Roveto)

–              “Valle Roveto nella geografia e nella storia” di Gaetano Squilla, Tipi della Abbazia di Casamari, (Frosinone), 4 luglio 1966

–              “Storia dei Marsi”, libro terzo, di Muzio Febonio, De Cristofaro Editore, Roma, 1991, traduzione italiana da “Historia Marsorum”

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