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“La Casa dei Vecchi” di Avezzano, ristrutturata, al servizio della città, Di Berardino: “L’amministrazione realizza il sogno di chi la donò tanto tempo fa al Comune per trasformarla in un luogo di crescita e di futuro”

L’ingegner Tarquini, nipote del cavalier Mancini, ex proprietario della Casa di riposo di via Vidimari, accolto in Comune dal vicesindaco di Avezzano. L’amministrazione illustra i piani per la rifunzionalità dell’immobile, rimasto abbandonato per tanti anni.

Un lascito importante dal punto di vista economico, immobiliare e, per certi versi, anche sentimentale, avvenuto negli anni ‘40 del secolo scorso. Il vicesindaco di Avezzano, Domenico Di Berardino, glielo aveva promesso sin dall’inizio del mandato bis dell’Amministrazione Di Pangrazio: “Troveremo – aveva detto all’epoca all’ingegner Lucio Tarquini, che lo venne a trovare in Comune  – il modo giusto di avverare il desiderio di suo nonno, che il 25 settembre del 1942 donò la ‘Casa dei Vecchi’ al Comune di Avezzano, assieme alla somma di 200 mila lire – una somma davvero importante per quei tempi – costituita da buoni del Tesoro, per il mantenimento della struttura stessa”.

“Il cavalier Giuseppe Mancini effettuò, allora, un atto d’amore, oggi – aggiunge Di Berardino – abbiamo il dovere morale di attuare, relativamente alla Casa dei vecchi, una programmazione che abbia un cuore grande, come lo ha avuto chi decise di donarla all’amministrazione per la città”. E proprio venerdì scorso, nel palazzo comunale, il vicesindaco ha ricevuto nuovamente l’ingegner Tarquini, oggi ultraottantenne e nipote di quel Don Mancini, cavaliere della Repubblica italiana che, poco prima di lasciare questo mondo, decise di portare a compimento l’importante donazione che ricevette anche la più viva riconoscenza da parte del commissario prefettizio di quegli anni. Arrivato da Roma, città in cui risiede, l’ingegnere è venuto a conoscenza del tipo di progetto che l’amministrazione comunale ha in serbo per questo ricercato pezzo di storia cittadina. “Ho personalmente seguito con attenzione tutti gli sviluppi della vicenda. – ha confermato Di Berardino al nipote – Al momento giusto, si sono concretizzati i due progetti finanziati col PNRR – piano che io coordino in Comune e per il quale sono delegato dal sindaco Di Pangrazio – che daranno una seconda funzionalità alla Casa dei Vecchi di via Vidimari, oggi anche edificio storico sottoposto a vincolo da parte della Soprintendenza”. All’incontro era presente anche la dottoressa Patrizia Gallese, già assessore alle politiche scolastiche e turistiche del Comune di Avezzano. I progetti, con destinazione sociale, sono denominati “Housing First”, ovvero un sistema di accoglienza per nuclei familiari in condizione di indigenza, e “Stazione di Posta”, per il reinserimento degli adulti in difficoltà, per un totale di 1 milione e 800 mila euro di risorse finanziate dal PNRR. Nell’ex casa di riposo, si andrà a creare un vero e proprio percorso di recupero dell’autonomia sociale ed economica, venuta meno per la crisi economica o per la perdita del posto di lavoro.

“Io – ha aggiunto, in conclusione, il vicesindaco – ho avuto modo di visionare tutti i documenti d’archivio e di ricostruire, pagina dopo pagina, questa storia incredibile, fatta innanzitutto di altruismo e di riconoscenza nei confronti delle istituzioni e della propria comunità. Il nipote è rimasto entusiasta anche di tutta la progettazione che sta riguardando l’Avezzano Storica, area della città di cui fa parte proprio la Casa dei Vecchi. Si è detto affascinato ed ha apprezzato la volontà di questa amministrazione di voler riportare alla luce, attraverso un progetto ambizioso, i luoghi più significativi dell’identità avezzanese, per troppo tempo lasciati nel dimenticatoio. L’ingegnere ha, infine, espresso il desiderio di essere coinvolto in tutte le fasi del progetto, volontà che noi avvereremo. Manterremo, inoltre, inalterata, all’interno dell’immobile, la lapide che ricorda la munificenza del fondatore. L’iter oramai è partito e dentro vi è davvero tutto: il PNRR, l’integrazione, l’identità dei luoghi, l’amore per la città e una buona dose di buon cuore, il quid in più che rende carte, documenti e beni materiali ingredienti per l’avveramento del sogno di un cittadino che andrebbe emulato da tutti”.

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