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IRAN: LA RIVOLUZIONE È DONNA

La protesta innescata dalla morte di Mahsa Amini dilaga in oltre 80 città: e stavolta il pugno di ferro rischia di ritorcersi contro la Repubblica Islamica.

fonte. Ispi.it -ilpost.it

Le proteste in Iran, che sono iniziate a causa del probabile omicidio di Mahsa Amini, una donna di 22 anni morta in carcere a Teheran dopo essere stata arrestata dalla polizia religiosa per non aver indossato correttamente il velo, si sono ormai trasformate in una rivolta contro il regime teocratico che governa il paese: tra gli slogan dei manifestanti, in questi giorni, uno dei più citati è «Morte al dittatore!», dove il dittatore è Ali Khamenei, la Guida suprema, la figura politica e religiosa più importante dell’Iran.( https://www.ilpost.it/2022/09/29/proteste-iran-pericolo-regime/)

Il pugno di ferro contro le manifestazioni di piazza non ferma la protesta delle donne iraniane, una rivolta che si è trasformata in una sfida aperta al regime degli ayatollah e sta alzando il livello di tensione tra Teheran e molti paesi occidentali. A dieci giorni dall’inizio dei disordini, dopo la morte in una caserma della 22enne curda Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale perché indossava male il velo, gli arresti sono più di 1.200 mentre negli scontri con le forze dell’ordine ci sarebbero finora 76 vittime, secondo il gruppo basato a Oslo Iran Human Rights. Le informazioni provenienti dal paese sono estremamente difficili da verificare a causa del blocco di internet disposto dalle autorità ma appare ormai confermata la notizia che le proteste coinvolgano 80 città del paese e che ci siano centri urbani, come Oshnavieh, a maggioranza curda, in cui i manifestanti abbiano messo in fuga gli amministratori locali. Anche a Qom, centro spirituale sciita e baluardo dell’autorevolezza morale della Repubblica Islamica, i video postati sui social mostrano scene mai viste prima: giovani donne che si tolgono il velo e folle che cantano slogan contro l’ayatollah Khamenei definendolo “vergogna della nazione”. Un clima che – sono in molti a temere – porterà a un’escalation della repressione. Di ritorno da New York, dove si è rivolto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente Ebrahim Raisi ha avvertito che il governo “non consentirà, in nessun caso, ai manifestanti di mettere a rischio la sicurezza del paese”.(https://webmail.tim.it/mail/index-rui.jsp?v=TIMUX_0.3.16.2_382#/mail)

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