Gli ordini religiosi in Abruzzo nel XVIII e XIX secolo tra vicende politiche e calamità naturali-Sesta parte di Matteo Biancone
Share2la cupola della chiesa di San Bernardino (L’Aquila)
di Matteo Biancone
Il ‘700 si aprì in Abruzzo con un disastroso terremoto che nel 1703 colpì l’aquilano, molte furono le vittime e gravi i danni che subirono anche le chiese e i conventi.
Nel 1706 un nuovo terremoto portò distruzione a Sulmona e nei centri alle falde del Morrone e della Maiella. I religiosi si impegnarono a ricostruire chiese e conventi e a portare sostegno alla popolazione.
Tra il 1763 e il 1764 un altro evento naturale colpì l’Abruzzo, come altre parti d’Italia, ci fu infatti una tremenda carestia e le varie famiglie francescane si impegnarono nel soccorso ai bisognosi.
Il ‘700 fu anche un secolo molto difficile per gli ordini religiosi per il clima politico e sociale segnato dal pensiero laico, che portò rapporti non sempre sereni tra autorità politiche e religiose.
In Abruzzo, come altrove, in particolare nella seconda metà del ‘700, gli ordini religiosi, non solo francescani, ebbero a manifestare insofferenza nei confronti delle ingerenze del potere regio. Nel Regno di Napoli, al quale apparteneva l’Abruzzo, Gaetano Tanucci, giurista e politico di ideali illuministi, fu uomo di fiducia dei Borbone e con l’editto emanato il 28 giugno 1786 veniva bloccata ogni relazione tra le province religiose comprese nei confini del regno e Roma, in quanto lo Stato Pontificio non appariva conforme ai loro progetti politici. Ciò rese più difficile per i frati andare a seguire studi superiori a Roma. La legislazione che si sviluppò nei confronti delle case religiose, che coinvolse non solo l’Italia Meridionale ma anche altri stati della nostra penisola e i territori dell’impero asburgico, anche se intesa a un controllo riformatore delle case religiose, suscitò perplessità e scontento nei religiosi, gelosi della propria autonomia e contrari al rigido controllo regio.
Anche l’assemblea provinciale degli ordini religiosi era convocata “col regio permesso” e il re interveniva nelle nomine delle cariche religiose.
L’autorità regia non solo imponeva precise direttive per la scelta dei superiori, ma interferiva anche nella disciplina all’interno dei conventi, richiamando a sé il diritto d’intervento, attraverso gli ufficiali locali, per porre rimedio ai casi di scandalo e mancato rispetto della disciplina monastica.
Dopo la rivoluzione francese si verificò tra i francescani abruzzesi un evento drammatico quando, con la prima campagna di Italia, le truppe francesi, avendo occupato L’Aquila, nel dicembre 1798 depredarono la chiesa di San Bernardino portando via arredi sacri d’oro e d’argento e l’urna del santo, abbandonando a terra il suo corpo. Il Sabato Santo del 1799, dopo la proclamazione della Repubblica Partenopea che durò solo qualche mese, un manipolo di soldati francesi entrò nella chiesa e nel convento di San Bernardino e restarono uccisi 27 frati.
Nel giugno 1799 con la fine della Repubblica Partenopea tornarono i Borbone sino alle vicende del periodo napoleonico, quando con Giuseppe Buonaparte e poi Gioacchino Murat veniva radicalizzato il controllo statale sugli ordini religiosi, attraverso interventi che sfociarono nelle soppressioni che colpirono non solo i francescani ma anche gli altri ordini religiosi.
Per quanto riguarda i francescani i primi ad essere colpiti furono i conventuali che avevano conventi belli e spaziosi nei centri urbani, vennero tuti soppressi e acquisiti per utilizzarli come sedi di municipi, scuole, caserme, tribunali…Molti religiosi che vivevano nei conventi soppressi si unirono al clero locale, se sacerdoti. Ai frati che vedevano il loro convento soppresso veniva offerta la possibilità di ricevere una pensione, diversi restarono nei centri ove erano stati a vivere con l’aiuto di confraternite, aspettando tempi migliori. La soppressione dei conventi dei conventuali ricchi di biblioteche portò alla perdita di libri, manoscritti, pergamene utili a ricostruire la storia dell’ordine, mentre i libri migliori furono portati nelle biblioteche reali. Il provvedimento soppressivo delle case religiose ad opera di Giochino Murat del 1809 escludeva dalla soppressione solo i conventi che avevano più di dodici frati, se non più collegati con le autorità dell’Ordine e con rapporto di sudditanza con il vescovo della diocesi. Poiché venivano soppressi i conventi con meno di 12 frati anche i tre quarti dei conventi degli osservanti furono soppressi, restarono così otto o nove conventi come Teramo, Roccamontepiano, Orsogna, Mosciano Sant’Angelo, Palena, etc.. nei quali si radunarono i frati dei conventi soppressi. Anche alcuni conventi dei Riformati vennero soppressi, su 13 conventi esistenti sul suolo abruzzese ne vennero soppressi cinque, non essendoci presenti 12 frati (tra loro fu soppresso anche quello di Sulmona sebbene avesse 12 religiosi). I Cappuccini videro la soppressione di diversi conventi, non si hanno dati precisi sulle soppressioni, ma è riportato nei documenti che ci sono giunti che nel 1817 vennero riaperti 15 conventi che erano stati soppressi.
Con le soppressioni del periodo napoleonico vennero chiusi anche i conventi del Terzo Ordine Francescano operanti in regione, come ad esempio il Convento di Sant’Antonio da Padova in Scurcola Marsicana, che già erano stati ridotti da dodici a sette con i provvedimenti innocenziani. Si trattava per lo più di luoghi modesti posti accanto a strutture assistenziali, quali infermerie, orfanotrofi, etc.., dove gli aderenti al Terzo Ordine prestavano la loro opera. In seguito i conventi del Terzo Ordine Francescano non furono riaperti, mentre nel periodo delle soppressioni i terziari spesso ebbero un ruolo di custodia delle chiese francescane.
Con la fine del periodo napoleonico e con il nuovo ritorno del regno borbonico si ristabilirono le regole precedenti e la situazione andò a normalizzarsi. Il Borbone restituì agli Ordini religiosi quelle libertà che egli stesso aveva limitato e che i napoleonici avevano cancellato, nel 1817 fu abolito l’obbligo della richiesta del permesso regio per la celebrazione dei Capitoli e nell’anno successivo venivano ripristinate le “libertà ecclesiastiche”. Nel 1818 fu stipulato un concordato tra il re Borbone e il papa Pio VII, che portò al riapertura di molti conventi, come quello di San Francesco di Teramo, che però fu poi soppresso dopo l’Unità d’Italia e venne ad accogliere l’intendenza di finanza e altri uffici pubblici.
Finito così il periodo napoleonico riprese nuova vita San Bernardino a L’Aquila, dove furono istituite cattedre non solo di teologia e diritto canonico, ma anche di grammatica, lettere, filosofia, diritto, matematica, fisica…, costituendo un’importante struttura, oggi potrebbe sembrarci un’università privata, dove studiavano anche i laici. Non tutti i conventi furono però riaperti, poiché molti erano ormai destinati ad altri usi. Così il convento di San Francesco di L’Aquila con decreto reale del 1816 era diventato sede del Real Liceo d’Abruzzo, dove poi sorgerà il Convitto Nazionale, e fu destinato ad usi civici anche il convento di San Francesco a Sulmona. La lunga storia del francescanesimo ha lasciato in Abruzzo molte tracce nella struttura delle nostre città, anche se non sempre palesemente visibili.
Nel 1822 l’Ordine dei Conventuali, provato da queste vicende, riunì la provincia di San Bernardino, che comprendeva il territorio abruzzese, con quella di Sant’Angelo, che comprendeva parte del territorio pugliese, costituendo così la provincia che venne denominata “dei Santi Bernardino e Angelo”, che comprendeva l’Abruzzo, il Molise e il foggiano.
Finito il periodo napoleonico vi fu dunque la riapertura di molti conventi, alcuni nuovi vennero aperti e ai francescani vennero affidati chiese e conventi che erano stati di altri ordini. Così ai Conventuali di L’Aquila, che avevano perso il convento di San Francesco, fu concesso nel 1821 di stabilirsi nel monastero di Santa Maria di Collemaggio, che poi nel 1899 passò alla comunità dei frati osservanti della basilica di San Bernardino.
Il Santuario di Maria Santissima dello Splendore di Giulianova, già Abbazia celestina, nel 1847 fu affidata ai Cappuccini e l’Abbazia di San Clemente a Casauria, di origine benedettina, nel 1859 fu affidata agli Osservanti.
La situazione dei conventi sembrava essersi normalizzata, ma dopo l’unità d’Italia altre soppressioni colpiranno i conventi.
Va detto che anche all’interno dei conventi arrivavano le nuove idee. Diversi erano i movimenti che contestavano la monarchia assoluta e chiedevano l’introduzione della costituzione, così anche nei conventi abruzzesi alcuni religiosi si avvicinarono a queste idee e ai gruppi che le rappresentavano, ma vennero puniti all’interno dell’ordine religioso anche con penitenze corporali. Le nuove idee suggestionarono diversi religiosi e resta documentata la storia di un frate che si arruolò tra i garibaldini e negli Annali resta documentato che «padre Filippo da S. Eusanio apostatò dall’Ordine nell’ottobre del 1860, e con l’abito Cappuccino indossò le armi e si mise tra le file Garibaldine. Poi depose l’abito e continuò la vita delle armi».
Con l’unità d’Italia si aprì una nuova stagione di soppressione di istituti religiosi, un po’ per una questione politica un po’ per esigenze economiche, e ciò interessò anche l’Abruzzo. Con la legge emanata nel 1866 venne meno il riconoscimento giuridico di ordini e congregazioni religiose e ne venivano incamerati i beni, come conventi, biblioteche, terreni (che spesso erano tenuti incolti).
Il convento di San Giuliano a L’Aquila, che era stato il primo convento degli osservanti in Abruzzo, venne soppresso dallo stato sabaudo nel 1866 e incamerato dal demanio. Successivamente fu ricomprato per interessamento del Vescovo di L’Aquila e tornò ai francescani.
Poi dagli anni Settanta del secolo XIX si iniziarono a ricostituire le comunità conventuali, almeno le più consistenti; nel 1871 i Riformati riaprirono il convento di Santa Maria dei Bisognosi, che era stato affidato nel’700 agli osservanti; nel 1876 venne riacquistato il convento di Fara San Martino; nel 1879 fu la volta del Santuario di Pietraquaria in Avezzano e di S. Maria dell’Oriente in Tagliacozzo. Nel 1883 una nobildonna riconsegnò la proprietà del convento di Vasto ai Cappuccini; nello stesso anno si procedette all’acquisto in Sulmona del convento di S. Francesco di Paola, appartenuto ai Minimi prima della soppressione napoleonica.
La situazione non era comunque facile, molti frati erano ancora dispersi e non tutti rientrarono nelle loro comunità, ma dopo alcuni anni i conventi riuscirono a riorganizzarsi, anche per accogliere e formare novizi.
Intanto i francescani creavano anche missioni all’estero, vogliamo a tal proposito ricordare Padre Panfilo Pietrobattista, nato a Magliano dei Marsi, un abruzzese che ha lasciato un importante segno della sua attività negli Stati Uniti. Egli, frate dei Riformati, fu prima professore del Collegio Irlandese di Sant’Isidoro a Roma, poi, avendo il vescovo di Buffalo richiesto aiuto per assistere gli immigrati europei cattolici, il Pietrobattista fu inviato nel 1855 nella Diocesi di Buffalo con alcuni confratelli dove creò una missione. Dalla sua opera nacquero cinque parrocchie, un seminario, istituti di suore, etc..
In particolare il suo nome resta legato alla creazione di un “college”, che ha poi ottenuto nel 1958 il titolo di Saint Bonaventure University.
Anche i monasteri delle clarisse erano stati chiusi con i provvedimenti di soppressione del 1866 e quando cambiò la situazione in Abruzzo furono riaperti solo il monastero di Santa Chiara ad Atri, quello di Santa Chiara a Chieti e il monastero della Beata Antonia a L’Aquila, sebbene una parte del vecchio monastero venne abbattuta per realizzare Via Sallustio.
Il Terzo Ordine Francescano, attento alle persone in difficoltà, ebbe un ruolo importante durante il papato di Leone XIII e della sua Rerum Novarum, i terziari si impegnarono a far conoscere la dottrina sociale della chiesa, soccorrere i lavoratori poveri e le famiglie in difficoltà.
Intanto si era giunti alla fine dell’800 con il desiderio espresso da più parti di unificare gli Osservanti con altre “famiglie” francescane generate dallo stesso albero, quali i Riformati, dei quali abbiamo già parlato, gli Alcantarini e i Recolletti. Poiché non si perveniva ad una definizione, il Papa Leone XIII prese in mano la situazione e fece presentare il problema dell’unificazione come argomento principale nel capitolo del 1895. Venne creata una commissione per stendere nuove Costituzioni per le quattro famiglie da riunire. Il 4 ottobre del 1897 Leone XIII pubblicava la Costituzione Apostolica “Felicitate quadam” con la quale decretava l’unificazione delle quattro famiglie, sotto il nome di Ordine dei frati minori. A seguito di ciò in Abruzzo le due famiglie degli Osservanti e dei Riformati furono fuse insieme il 30 ottobre 1898, ma di fatto la fusione tra le due famiglie non fu agevole. Nel 1911 vennero ad essere ristabilite le due province degli Osservanti e dei Riformati. Con la divisione la provincia di San Giovanni da Capestrano (o degli Osservanti) aveva in Abruzzo 9 conventi, mentre la provincia di San Bernardino da Siena (o dei Riformati) aveva 15 conventi.
Le due province tornarono a riunirsi nel 1946. Pio XII aveva invitato tutte le province dei frati minori a riorganizzarsi per una vita religiosa più autentica e svolgere un’attività di apostolato consona ai nuovi tempi. I frati non erano molto favorevoli, ma il ministro generale con decreto del 12 giugno 1946 riunì le province, tenendo conto del desiderio del papa. In Abruzzo le due province dei Riformati e degli Osservanti furono fuse nell’unica provincia che prese il nome di “Provincia Abruzzese di San Bernardino da Siena” che comprendeva 32 conventi.
Bibliografia:
1. Petrone N., Francescanesimo in Abruzzo – dalle origini ai nostri giorni, Biblioteca Tommasiana, Tagliacozzo 2000,
2. Montagnetti R., Il territorio dell’antica Contea di Celano e gli insediamenti della prima fraternitas francescana, Gioacchino Onorati editore, Roma febbraio 2018
3. Pellegrini L., Del Fuoco M.G., Ricerche sugli insediamenti dell’Osservanza francescana in Abruzzo in Fratres de familia – Gli insediamenti dell’Osservanza minoritica nella penisola italiana (sec. XIV-XV) a cura di Letizia Pellegrini e Gian Maria Varanini, Cierre edizioni, 2012
4. Pellegrini L., I cappuccini tra XVI e XX secolo. Annotazione dagli Annali dei Cappuccini d’Abruzzo in FRANCISCANA Vol. XV (2013), Fondazione Centro Studi sull’Alto Medioevo, Spoleto 2014
