I VENERDI NOTIZIE

Cappuccini in Abruzzo nei secoli XVII e XVIII -parte quarta di Matteo Biancone

MONTORIO AL VOMANO (TE). ex Convento dei Cappuccini, affresco di Ultima Cena, XVI-XVII secolo

Nel XVI secolo dalla “famiglia” francescana si sviluppò un altro ramo, quando, intorno al 1525, Matteo da Bascio (1495-1552), francescano osservante ordinato sacerdote nelle Marche, convinto che lo stile di vita condotto dai francescani del suo tempo non era quello che san Francesco aveva immaginato, scelse di tornare allo stile di vita originario in solitudine e penitenza.

Nel 1528 con la bolla “Religionis zelus” di Clemente VII venne concesso a Matteo e ai suoi seguaci di vivere da eremiti e di andare ovunque predicando ai poveri e accogliendo novizi. A loro venne concesso anche di portare la barba e l’abito con il cappuccio. Nel 1529 si dedicarono alla stesura delle “Costituzioni delli frati Minori detti della Vita eremitica”, improntate a povertà e umiltà. Nel 1535 furono discusse nuove costituzioni, promulgate nel 1536, che restarono valide, tranne lievi modifiche, sino al 1968.

I francescani eremiti furono inizialmente sotto la protezione dei Conventuali, solo nel 1619 con la bolla papale “Alias Felicis recordationis” fu riconosciuta l’indipendenza dei Cappuccini dal generale dei Conventuali.

Questi frati eremiti, per via della loro scelta di portare il cappuccio, vennero chiamati Cappuccini, nome che compare nei documenti pontifici nel 1534.

Papa Gregorio XIII, nel 1574, permise ai Cappuccini di insediarsi in “Francia e in tutte le altre parti del mondo e di erigervi case, luoghi, custodie e province”, autorizzandone, nei fatti, la diffusione al di fuori dell’Italia.

Nel tempo i Cappuccini, pur mantenendo fede al voto di povertà radicale, passarono dalla vita eremitica all’edificazione di conventi, utili per svolgere il loro ruolo di predicatori nei paesi e nelle città. La riforma cappuccina era nata per riscoprire l’originaria povertà, non solo personale ma anche comunitaria, e poneva regole rigorose, così le chiese e i conventi non erano proprietà dei cappuccini e ci si atteneva a quanto stabilito nel 1245 da Innocenzo IV, che, riprendendo le precedenti disposizioni di Gregorio IX, dichiarava che i beni immobili dei frati minori erano di proprietà della sede apostolica.

L’Ordine dei Cappuccini, che si affiancò agli altri due ordini maggiori (conventuali e osservanti), si stabilì anche in Abruzzo, quando fra Matteo Silvestri da Leonessa, medico di nobili natali che aveva rinunciato a tutto ed era entrato nella famiglia cappuccina, fondò a L’Aquila nel 1540 il primo convento Cappuccino che fu dedicato a San Giuseppe.

Inizialmente i Cappuccini abruzzesi erano parte della Provincia religiosa di Roma, ma già nel 1575 eressero la Provincia di San Bernardino che, tra la fine del ‘500 e i primi due decenni del secolo successivo, venne a costituire ventotto conventi. I loro conventi erano in genere costruiti un po’ lontani dall’abitato e spesso avevano un orto, le loro celle erano piccole e povere.

La Provincia, che come per gli altri Ordine prese il nome di San Bernardino, comprendeva sostanzialmente il territorio regionale, che era diviso in tre custodie: quelle di Penne e Chieti, che comprendevano i conventi della fascia adriatica, e quella dell’Aquila, che comprendeva, oltre l’aquilano, anche il territorio marsicano e sulmonese.

I Cappuccini divennero presenti su tutto il territorio dell’Abruzzo, da Tagliacozzo, quasi al confine della Provincia Romana, ai principali centri dell’interno sino alle città della costiera adriatica.

Per lo più i Cappuccini si insediarono nei maggiori centri della regione, che erano in grado di ospitare e reggere economicamente una terza comunità francescana, dopo aver accolto i conventuali e gli osservanti. Negli Annali dell’Ordine del 1620 si riscontra la presenza di conventi cappuccini innanzitutto nelle città che erano sedi vescovili, come L’Aquila, Avezzano, Sulmona, Teramo, Atri, Penne, Chieti, Lanciano, dove avevano già una propria sede sia i Conventuali che gli Osservanti. L’elenco del 1620 segnala anche la presenza cappuccina in centri minori, come Civitella del Tronto e Campli e ben presto anche Tocco a Casauria, registrato per la prima volta negli Annali nel 1626. In tale elenco notiamo anche Giulianova e Caramanico.

Si tenga presente che erano operanti anche altri ordini religiosi, come Agostiniani, Serviti, Celestini, etc.., i Cappuccini andavano, dunque, ad incrementare il già consistente numero di comunità regolari in Abruzzo.

Nel giro di un cinquantennio l’incremento delle comunità era stato notevole e il loro numero restò stabile per molto tempo; solo per alcuni anni, nella seconda metà del ‘700 vennero incorporati nella Provincia di San Bernardino le sedi di Leonessa, Amatrice e Montereale.

Nella fondazione dei conventi e nel reperimento dei mezzi economici necessari alla loro sussistenza importante, oltre al sostegno dei fedeli, fu il contributo di benefattori appartenenti alla nobiltà e ai ceti abbienti.

Lo sviluppo di ogni Ordine era legato alla svolgimento di attività pastorali, quali la predicazione, l’istruzione, etc.. Per i Cappuccini l’istruzione era importante solo per fini interni, mentre un’attività nella quale erano molto impegnati era quella della predicazione, specialmente tra il popolo, oltre alla questua, finalizzata alla ricerca di cibo e tessuti per le esigenze dei frati, dato che fino al XVIII secolo ai Cappuccini, legati ad una rigorosa povertà, era vietato l’acquisto attraverso il denaro.

I predicatori erano scelti con cura e preparati a questa attività. Cicli di predicazione si tenevano in particolare durante la quaresima e l’avvento, e in queste occasioni i predicatori erano impegnati anche al di fuori del proprio convento. I guardiani, cioè i responsabili dei conventi, non potevano allontanarsi invece dalle loro comunità e potevano predicare in occasioni meno impegnative, come le novene, mentre i lettori avevano il compito di insegnare all’interno della comunità.

Importante divenne per i Cappuccini anche amministrare il sacramento della confessione, inizialmente solo a favore dei membri dell’ordine, poi anche al di fuori di esso. A questa attività si preparavano con lo studio, tra l’altro utilizzando i “Libri dei casi di coscienza”, che erano raccolte di episodi ipotetici, o realmente accaduti e confessati.

Nell’attività pastorale dei Cappuccini rientra ovviamente anche il servizio liturgico, svolto con la celebrazione di messe e altre funzioni nelle chiese annesse ai conventi, aperte al pubblico, sebbene non potevano accedervi folle consistenti, data la modesta dimensione delle chiese, che, secondo le Costituzioni del 1536, dovevano essere semplici e di dimensioni molto ridotte. La liturgia eucaristica per i fedeli doveva essere garantita, mentre erano esclusi privilegi personali o familiari.

In quei secoli lontani in occasione delle epidemie e delle carestie tutte le famiglie francescane si impegnarono nel servizio dei poveri e dei malati, ma i Cappuccini furono in prima linea nell’assistenza degli appestati. La drammatica diffusione della peste tra il XVI e il XVII secolo fu occasione per consolidare il rapporto tra i Cappuccini e la società dell’epoca e ricordiamo tutti il famoso Fra Cristofaro dei Promessi Sposi e il suo servizio ai malati di peste. Diversi documenti riportano informazioni sulle epidemie che travagliarono l’Abruzzo, come altri territori, e sul ruolo di assistenza svolto dai frati. In tal senso si ricorda il “Processo delli morti in servizio delli appestati”, nel quale sono riportate le testimonianze giurate dei Cappuccini abruzzesi sulla peste del 1656-1657 e sull’eroico soccorso dato dai frati nei lazzaretti. L’ondata di peste che aveva colpito drammaticamente l’Italia in quegli anni produsse anche in Abruzzo un disastroso calo della popolazione e così la comunità cappuccina d’Abruzzo ne risentì pesantemente nei decenni successivi con riduzione dei frati nei conventi, soprattutto per la diminuzione dei novizi.

Il secolo XVII fu drammatico per via delle epidemie di peste, ma il secolo XVIII conobbe numerose carestie, che colpirono diverse zone, tra cui l’Abruzzo e anche in questo caso i Cappuccini soccorsero come potevano i poveri, anche condividendo quanto veniva offerto dai benefattori.

I frati non dovevano stare in ozio, così tra loro vi furono bravi artigiani, ricordati con il nome di “marangoni”, che lavoravano il legno, la pietra, i metalli; erano soprattutto dediti alla falegnameria e in particolare alla realizzazione di arredi sacri, come tabernacoli, crocefissi etc.., come anche a fabbricare librerie per le biblioteche. Nei documenti del 1737 si cita il tabernacolo ligneo destinato al convento di Luco dei Marsi, da realizzarsi a Raiano, nel 1736 venne collocato nella chiesa di Sant’Antonio da Padova in Tocco Casauria un tabernacolo di pregio, mentre nel 1755 si riporta la realizzazione del tabernacolo per il convento di Pescara. Nel ‘700 fu realizzato anche un tabernacolo ligneo per la chiesa di Santa Maria in Vico (Avezzano), la quale fu poi totalmente distrutta dal terremoto del 1915.

Bibliografia:

1. Petrone N., Francescanesimo in Abruzzo – dalle origini ai nostri giorni, Biblioteca Tommasiana, Tagliacozzo 2000,

2. Montagnetti R., Il territorio dell’antica Contea di Celano e gli insediamenti della prima fraternitas francescana, Gioacchino Onorati editore, Roma febbraio 2018

3. Pellegrini L., Del Fuoco M.G., Ricerche sugli insediamenti dell’Osservanza francescana in Abruzzo in Fratres de familia – Gli insediamenti dell’Osservanza minoritica nella penisola italiana (sec. XIV-XV) a cura di Letizia Pellegrini e Gian Maria Varanini, Cierre edizioni, 2012

4. Pellegrini L., I cappuccini tra XVI e XX secolo. Annotazione dagli Annali dei Cappuccini d’Abruzzo in FRANCISCANA Vol. XV (2013), Fondazione Centro Studi sull’Alto Medioevo, Spoleto 2014

5. Statuti delle Federazioni dei Monasteri delle Clarisse d’Italia, Sorelle Povere di Santa Chiara- Federazioni dei Monasteri d’Italia, 2002

6. Libretto del 3° Capitolo elettivo O.F.S. Abruzzo 2014, Ordine Francescano Secolare d’Italia – Consiglio Regionale d’Abruzzo, Pescara 30 novembre 2014

Sitografia:

1. Sito dei Frati Minori della Provincia di San Bonaventura https://www.fratiminorifrancescani.org/

2. È nata la Provincia di San Bonaventura, 10 Maggio 2017, sito dell’Ordine dei Frati Minori https://ofm.org/e-nata-la-provincia-di-san-bonaventura.html

3. Pagina sulla Provincia Italiana di San Giuseppe da Copertino, sito dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali nel Mondo (presenze) https://presenze.ofmconv.net/giurisdizioni/italia-adriatico/

4. Fra Donato GRILLI Segretario del Capitolo, I Capitolo ordinario della Provincia Italiana di San Giuseppe da Copertino, 24 Marzo 2025, sito del Ordine dei Frati Minori Conventuali https://www.ofmconv.net/i-capitolo-ordinario-della-provincia-italiana-di-san-giuseppe-da-copertino/

5. Sito della Provincia Serafica “Immacolata concezione” dei Frati Minori Capuccini https://www.cappucciniimmacolata.it/

6. Provincia Serafica Immacolata Concezione (NdA atto di erezione), sito della “Provincia Serafica Immacolata Concezione” https://www.cappucciniimmacolata.it/provincia-serafica-immacolata-concezione/

7. “I Monasteri delle Clarisse”, sito: Terra dei Fioretti https://www.terradeifioretti.it/chi-siamo/

8. Storia (NdA del Monastero Santa Chiara di Fermo), sito dell’Arcidiocesi di Fermo, https://www.fermodiocesi.it/it/536/

9. Fraternità O.F.S. d’Abruzzo, sito dell’Ordine Francescano Secolare d’Abruzzo http://www.ofsabruzzo.it/fraternitaofs.html

10. Biancone M., Avezzano – Santuario della Madonna del Silenzio- Il Santuario che ospita due importanti icone mariane, 20 Febbraio 2024, sito del Centro Giuridico del Cittadino https://centrogiuridicodelcittadino.com/?p=18783

11. fra Nico Melato, Chi sono i frati minori (osservanti)?, 6 Maggio 2023, sito: Vocazione Francescana – il blog dei giovani in ricerca https://www.vocazionefrancescana.org/2023/05/chi-sono-i-frati-minori-osservanti.html

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