NOTIZIE Punto Pace Marsica

“Voci di silenzio”  (dall’ eremo di Tubione) L’evento pasquale rappresenta la piu’ alta eloquenza che emerge dal silenzio. Il silenzio della morte e’ squarciato dal grido inaudito: Cristo e’ risorto!

La Pasqua e’ rivelazione di un Dio che chiama l’umanita’ alla vita: e’ la scoperta, da parte dei primi credenti, che quel Dio e’  “Dio dei vivi, non dei morti” (Vangelo di Marco 12, 27) e che Gesu’ e’ il Vivente, in ogni tempo.

Duemila anni fa (come pure oggi) la reazione di tanti di fronte a un tale annuncio e’ di perfetto scetticismo: si tratta di una balla. E’ una fake news, un’invenzione attribuita ai suoi discepoli allo scopo di darsi coraggio e far credere alla gente che loro stessi non si erano sbagliati andando dietro a quell’uomo di Nazareth.

Eppure sono stati i discepoli stessi a restare sconvolti di fronte a quell’evento accaduto nonostante e malgrado loro. Hanno provato a balbettare qualcosa… Hanno, pero’, finalmente compreso quali fossero i tratti di quel Dio di cui Gesu’ aveva parlato loro: un Dio in ginocchio davanti all’ uomo per “lavargli i piedi”; un Dio che ha spezzato il suo corpo affinche’ gli esseri umani potessero sentirsi “fratelli e sorelle”; un Dio che ha rispondeva con il provocatore silenzio della nonviolenza di fronte alla forza violenta dei suoi persecutori, fino a lasciarsi inchiodare sulla Croce e morire come un reietto, un delinquente qualsiasi, senza onore e senza gloria.

La Resurrezione recupera l’intera esperienza umana di Gesu’, le sue parole, i suoi gesti, i suoi progetti: la Pasqua e’ la chiave d’interpretazione non solo della sua storia, ma di tutta la storia umana. Costituisce la grande certezza della vittoria dell’amore di Dio sulla morte (questa e’ la rivelazione di Gesu’ Cristo e il fondamento della fede cristiana) e quindi la proclamazione della vita su di un mondo che sembra, piuttosto, correre verso la propia e definitiva morte.

Pasqua non e’ una cosa religiosa tra le tante cose religiose, e pone piu’ problemi di quanti ne abbia risolti… e tante domande: “chi e’ mai quel Gesu’ di Nazareth?” – “in quale mondo e’ vivo oggi?” – “Come mai se e’ vivo non si fa piu’ vedere?” – “Perche’ Gesu’ e’ risorto?” – “che significa la parola “risurrezione?”... e tante altre ancora!

La Chiesa ci dice che vivere il cristianesimo significa, tra le altre cose, coltivare la speranza della salvezza, desiderare una liberazione radicale da cio’ che e’ il male, attendere il futuro cosi’ intensamente da ospitarne qualche frammento gia’ nel presente: provare a dare fiducia che in ogni respiro o sussulto di liberazione nella storia Dio e’ in azione… fino alla liberazione dall’ultimo pungiglione, dall’ultimo dardo, dall’ultimo limite: la morte.

Ma in cio’ la fede cristiana rimanda a noi stessi: chi siamo noi che ci interroghiamo sul futuro e continuiamo a sperare, posti come siamo nei nostri giorni tra l’armonia e la contraddizione della vita, tra l’oppressione e la liberazione (… ognuno conosce da che cosa) ?? Chi siamo noi che portiamo questa tensione e proprio per questo siamo capaci di speranza e di disperazione ??

Quel corpo violato di Gesu’ e’ richiamo alla storia di tutti i corpi violati dal disprezzo, dal cinismo, dall’indifferenza, dalle conseguenze delle guerre, dal “male” che l’umano fa all’umanita’.

La fede, nella sua radice irriducibile, e’ il sentimento e la coscienza di una PRESENZA, in noi e intorno a noi, di chi chiamiamo DIO, capace di liberazione, fino alla sconfitta di ogni morte dell’uomo, della morte stessa: come trasfigurazione nell’oltre della vita materiale.

Fare esperienza di resurrezione, allora, e’ partedipare ai processi di compimento della realta’ traformatrice della storia. Imparare a cogliere quelle tendenze e’ la condizione lucida ed efficace per entrare, ogni giorno, nell’ economia pasquale, che e’ relazione con il Vivente, con Gesu’ Cristo che si fa “presenza” di liberazione nei molti modi che muovono i nostri giorni e nei movimenti della storia, come creature che – nella desinenza del termine – “sanno gia’ di futuro”, di umanita’ promessa.

L’augurio di BUONA PASQUA ci giunga da ogni luogo dal quale resiste la parola SPERANZA e in cui il grido della vita squarcia il silenzio della morte.

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