ALLA LFOUNDRY I LAVORATORI “SOMMINISTRATI” TRATTAT COME LAVORATORI DI SERIE B
Share0di Mario Casale ex segretario Cgil Marsica
Sorprende che la Lfoundry, la più importante azienda del territorio per risorse, innovazione produzione e occupazione, si riduca a trattare i lavoratori “somministrati” come lavoratori di serie b, escludendoli dalla rotazione nell’applicazione degli ammortizzatori (cig e contratti di solidarietà). Ne consegue che questi lavoratori avranno il salario decurtato, senza nessuna garanzia di reintegro economico e normativo. Mi auguro che non sia un alibi per sfuggire alla domanda che tutti si pongono sulle prospettive aziendali.
Rilevo che le forme più odiose dei rapporti di lavoro attuali siano rappresentate da lavoro a chiamata, somministrazione e a tempo determinato, tutte modalità che alimentano una interpretazione discrezionale da parte aziendale a danno di lavoratori e lavoratrici.
E infatti la privatizzazione delle assunzioni con le agenzie interinali, in sostituzione dell’ufficio di collocamento che regolava il mercato e degli attuali centri per l’impiego, di fatto inutilizzati e superati rispetto alle esigenze prioritarie aziendali di mobilità, flessibilità, risparmio sul costo del lavoro e decisioni unilaterali, ha prodotto un impoverimento generalizzato di salari e un abbattimento poderoso dei diritti di chi lavora.
Queste modalità di assunzioni che, con l’alibi della flessibilità, trasformano in precarietà, insicurezza e povertà il lavoro di ragazze e ragazzi di oggi non sono più tollerabili.
Dal piano Treu al jobs act di Renzi milioni di lavoratori e lavoratrici si sono impoveriti e hanno viste vanificate conquiste sindacali e civili ottenute con tante lotte e sacrifici, ma anche con passione ed entusiasmo per il miglioramento della qualità del lavoro e della vita di chi produce la ricchezza di imprese e paese.
Per superare le forme più discriminatorie delle modalità di assunzione è urgente chiedere con decisione che i lavoratori “somministrati” vengano assunti direttamente dall’azienda e parificare a tutti i livelli il trattamento economico e normativo, rendendoli uguali agli altri dipendenti, e non esporli più a decisioni umilianti e imbarazzanti, non solo per gli interessati ma anche per l’azienda.
Anche con iniziative nazionali per il superamento di tali modalità e ripristinare un minimo di parità tra impresa e lavoratori e lavoratrici.
Francamente non si addice alla Lfoundrj, multinazionale autorevole che rappresenta una ricchezza insostituibile per lo sviluppo del territorio, un comportamento vessatorio per un misero calcolo economico insignificante rispetto alle sfide di investimento e di produzione mondiale che l’attendono.
La Lfoundrj deve abbandonare comportamenti autoritari e imbarazzanti anche per le istituzioni che sempre si sono adeguate a richieste ed esigenze imprenditoriali, pur di salvaguardare i posti di lavoro.
Si tratta di aprire il confronto con le parti e umilmente riconoscere la inadeguatezza della proposta avanzata. Concordare, quindi, un percorso in cui i lavoratori siano trattati tutti allo stesso e impegnarsi veramente nella individuazione del piano di sviluppo e di rilancio dell’impresa, che pare la cosa essenziale di tutta la vicenda.
20 gennaio 2026
