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Le ragioni del NO al referendum “Critiche infondate alle toghe. La riforma dà alla politica il controllo”

L’ANM è l’associazione cui aderisce il 96% circa dei magistrati italiani.

Tutela i valori costituzionali, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.

Maruotti a La Stampa

Il «no» della riforma da parte delle toghe? «Indebolisce la magistratura e il costo lo pagano i cittadini». Il dibattito in Parlamento? «È stato strozzato». Le critiche ai manifesti? «Infondate e pretestuose». Rocco Maruotti, segretario generale dell’Anm, Associazione nazionale magistrati, analizza la campagna referendaria in corso.

I manifesti del Comitato per il No promosso dall’Anm hanno ricevuto molte critiche. Giuste o sbagliate?
«Infondate. Quei manifesti non fanno altro che riportare al centro del dibattito il vero obiettivo della riforma».

Quale?
«Il controllo politico sulla magistratura, già confessato dal ministro Nordio quando ha invitato la segretaria del Pd a riflettere sul fatto che si tratta di una riforma che tornerà utile anche a loro nel momento in cui andassero al governo».

Si discute anche sulla data. Il giorno scelto per il referendum farà la differenza?
«Se, come crediamo debba essere, la data verrà stabilita dopo il 30 gennaio e quindi fissata a partire dal 22 marzo, ne gioveranno i cittadini che potranno arrivare consapevoli al voto».

La raccolta firme di 15 persone che ha bloccato il blitz del governo è stata pilotata come qualcuno sospetta?
«Da quello che sappiamo sono cittadini che arrivano da diversi percorsi: magistrati in pensione, medici, avvocati. Credo di poter dire che si tratta di un’iniziativa spontanea e animata soltanto da senso civico».

L’endorsement della politica, però, c’è stato.
«Sì, ma è arrivato solo successivamente. La politica ha deciso di sostenere questa iniziativa senza intestarsela».

La vostra campagna come procede?
«Dopo un primo attivismo dell’Anm, ora il fronte del “no” si è arricchito di altre presenze significative».

A chi si riferisce?
«Alla società civile. E questo consente a noi magistrati di ridurre il livello di esposizione a cui siamo stati costretti sino ad ora. Questa riforma riguarda la giustizia, non è un tema ad appannaggio delle toghe».

Vi state tirando indietro?
«Assolutamente no. L’impegno rimane, partecipiamo al dibattito pubblico e interveniamo sui problemi della giustizia come abbiamo sempre fatto. Ma è importante che il dibattito si allarghi».

Un modo per evitare l’accusa di essere politicizzati?
«Questo aiuta ad uscire dalla contrapposizione governo-magistratura che si era imposta, alimentata proprio dalla premier e dal Guardasigilli».

Il ministro Nordio dice che vi sottraete al confronto televisivo perché avete paura. È vero?
«L’Anm non si è sottratta per paura, ma per non assecondare l’idea di una contrapposizione governo-magistratura che non esiste e che non va alimentata in duelli tv».

Questo è l’unico motivo?
«Certo. Poi mi pare che davanti alla disponibilità del professor Grosso ad un confronto il Guardasigilli non abbia ancora risposto».

Entriamo nel merito della riforma. Perché “no” alla separazione delle carriere?
«È un pretesto per intervenire sul Consiglio superiore della magistratura».

Perché “no” ai due Csm e al sorteggio dei membri?
«Due strumenti per depotenziare la ragione per cui il Csm è stato creato, ovvero tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Ciò che si divide lo si indebolisce, ciò che si sorteggia lo si priva di autorevolezza».

L’Alta corte disciplinare?
«È il terzo tassello di questo mosaico che indebolisce la magistratura e la sua capacità di svolgere funzione di controllo sul potenziale abuso di potere da parte della politica».

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