Avezzano e la sua storia NOTIZIE

Le pitture della sala consiliare nel palazzo municipale di Avezzano


A cura di Clara Cipriani e Antonino Petrucci

Entrando nella sala consiliare del Comune di Avezzano probabilmente molti si saranno chiesti il significato allegorico delle pitture che decorano le pareti ed il soffitto (foto n. 1 e 2), nonché l’autore delle stesse. Consultando la documentazione conservata nell’archivio storico del comune, sappiamo che già alla fine del 1916 il Delegato Speciale per la ricostruzione di Avezzano Cav. Italo Pio incaricò l’ing. Sebastiano Bultrini di redigere il progetto dell’edificio comunale in quanto, come si legge nella relazione tecnica, “Uno degli edifici, la cui edificazione presenta carattere di urgenza, sia per la parte materiale che per quella morale nella rinascita della città…., è il Municipio”.

Foto 1
Foto 2

I lavori furono eseguiti dall’Unione Edilizia Nazionale per mezzo dell’appaltatore Paolo Ciocci di Avezzano tra il 1920 e il 1927; nel giugno del 1926, a completamento dei lavori, nel terzo stralcio dei finanziamenti furono autorizzati anche i lavori di decorazione degli interni (inclusi quelli relativi alla sala consiliare). Per intercessione dell’ing. Bultrini i lavori di decorazione furono affidati all’artista romano, messinese di nascita, prof. Ferdinando Stracuzzi che nel luglio del 1926 presenta la relazione artistica ed i bozzetti del lavoro impegnandosi a espletare l’incarico entro la fine dello stesso anno. (foto 3-4)

Foto 3
Foto 4

Il progetto decorativo prevedeva la realizzazione di sei grandi quadri allegorici, dipinti a olio su tela, che rappresentavano: La Rivoluzione Fascista (da collocare sulla parete laterale al di sopra di uno degli ingressi) (foto 5), La Bonifica del Fucino (un dittico di sei metri per due posto sulla parete di fondo) (foto 6),

Foto 5
Foto 6

La Ricostruzione di Avezzano e le nuove Corporazione del Lavoro (un dittico di sei metri per due posto sulla parete di testata), Il Regime Fascista (di forma circolare posto al centro del soffitto) (foto7), un grande bassorilievo in scultura policroma (da collocarsi sullo scalone) e una piccola fontana con cancellata all’ingresso dello stesso scalone, queste ultime due mai realizzate.

Foto 7

Il progetto artistico fu approvato dal Commissario Prefettizio Raffaele Fiammingo con la seguente motivazione “nella concezione artistica il Pittore Stracuzzi si è ispirato non solo ai contingenti avvenimenti politici con motivi del tutto nuovi ed originali, simboleggiando la Rivoluzione Fascista ed il nuovo Regime dell’Italia redenta, ma anche alle condizioni locali, rappresentando la ricostruzione della città distrutta e l’Opera Romana fonte principale dell’economia Marsicana, la Bonifica del Fucino soggetti tutti riconosciuti di grandissimo valore artistico,…”

Per i lavori di decorazione (stucchi e dorature) del soffitto della sala nonché del portico del palazzo (capitelli, volte, ecc.) l’incarico venne affidato al decoratore romano Ciro Mantegna, raccomandato al Commissario Prefettizio dallo stesso Stracuzzi, che eseguì i lavori dal luglio del 1926 all’ottobre 1927. (foto 8)

A seguito di alterne vicende, l’artista Stracuzzi completò l’incarico dopo cinque anni, nel novembre del 1931, realizzando solo quattro quadri in quanto i due dittici, quello sulla bonifica del Fucino e quello sulla ricostruzione di Avezzano, divennero due quadri collocando negli spazi vuoti venutesi a creare, due arazzi rappresentanti il disegno del Piano Regolatore di Avezzano di prima e di dopo il terremoto del 1915. (foto 9 – 10)

Dopo la seconda guerra mondiale l’Amministrazione democratica della città incaricava l’artista avezzanese Francesco Bianchi di intervenire sulle pitture per cancellare i simboli del passato regime troppo evidenti. Nella lettera di accettazione dell’incarico, datata 20 maggio 1946, l’artista Bianchi così sintetizza quello che sarà il suo intervento:”- 1° Il fregio littorio che abbraccia (il Giona di Michelangelo) la figura del quadro centrale del soffitto a cassettoni, verrà sostituito con un covone di grano. (foto 11) – 2° Nella figura di primo piano del quadro rappresentante la ricostruzione di Avezzano, gli sarà cambiato il copricapo (bombetta dell’ottocento) in un berretto che comunemente portano gli operai di oggi, e il grembiule (che usano i calzolai) gli sarà tolto facendo proseguire il disegno dei calzoni nelle movenze naturali.(foto 12) – 3° Il soldato che va in guerra (chiamato dal suono della campana della Diana e che pare un soldato francese) sarà trasformato in un soldato italiano.” (foto 13)

L’intervento di epurazione eseguita da Bianchi può ritenersi ben riuscito sia per le riprese cromatiche che per le movenze umane impresse alle figure ritoccate, comunque oggi resta l’interrogativo se sia stata corretta questa azione di rimozione dei simboli fascisti. E’ pur vero che ci troviamo in un’aula consiliare: fulcro dell’attività socio-politica di una comunità; ma snaturare i significati allegorici di queste pitture è quanto meno scorretto, anche se la pratica di intervenire post sulle opere per cancellare le tracce di un periodo storico, una sorta di damnatio memoriae, si è sempre compiuta nella storia dell’arte.

I quadri dipinti dallo Stracuzzi nascono da un contesto politico in base al quale quelle allegorie avevano un senso, cancellando i simboli fascisti non si è esorcizzato il male che quel regime ha prodotto per un ventennio in Italia, tanto più che ancora oggi nel mondo politico e civile italiano sono numerosi gli epigoni di quella dottrina. Il motivo principale è forse che in Italia non si è raggiunta una maturità che ci permetta di contemplare queste opere del passato senza veli, nella loro veste originale, e non per questo scandalizzarci, ma capire invece pienamente il messaggio artistico.   

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