NOTIZIE PERSONAGGI DELLA MARSICA

Giovanni D’Amico ricorda Giancarlo Cantelmi

Compagno Giancarlo, Onorevole Cantelmi, Presidente dell’ANPI della Marsica,

tu porti a noi la memoria, la nostra memoria del gruppo antifascista comunista marsicano, che darà vita durante la Resistenza alla “Banda Marsica” guidato da Bruno Corbi e Giulio Spallone, che abbiamo commemorato insieme a te nel centenario della nascita a Lecce nei Marsi.

Un gruppo di giovani colti e determinati nell’azione antifascista, cresciuto nel liceo di Avezzano negli anni trenta e nucleo propulsore della formazione antifascista di una intera generazione di giovani marsicani.

In quel contesto marsicano si formò a Celano, durante l’occupazione tedesca, la Banda Ombrone, che fu attiva nel periodo compreso tra l’8 settembre 1943 ed il 10 giugno 1944. Ritenuta parte integrante della Resistenza Marsicana, sia da Bruno Corbi che dai corresponsabili militari De Feo e Salvadori, ne inclusero le attività nella propria relazione, che fu valutata dalla Commissione Regionale Abruzzese, in base alla documentazione presentata, quale unità partigiana autonoma.

Nella seduta del 19-21 gennaio del 1950, la commissione ribadì le qualifiche gerarchiche:

 «DI RENZO Loreto – Comand.di Battaglione, DI RENZO Ercole – Commissario di guerra, PICCININI Gesualdo1987 – V. Commissario di guerra, CARUSI Nicola1988 – V. Comand. Battaglione, CANTELMI Vittoriano1989 – Comand. di Distaccamento, DI RENZO Evasio1990 – Comand. Di Distaccamento, VILLA Eligio1991 – Comand. di Distaccamento, CANTELMI Giancarlo – Comand. Squadre – Serg. Magg., CAVASSINI Pietro1993 – Comand. di Nucleo, D’ANDREA Nino1994 – Comand. di Nucleo».

Al termine dell’iter di riconoscimento della Ombrone, circa 55 elementi ottennero la qualifica di partigiano – tra cui quattro caduti, un invalido per la lotta di Liberazione – e circa 80 quella di patrioti.

Un movimento partigiano forte e fortemente radicato a Celano

Nella notte tra il 1° ed il 2 giugno 1944, un gruppo di cinque patrioti appartenenti allaformazione fecero un’incursione in Aielli Alto presso la caserma dei paracadutisti «”SanMarco”. Nello scontro a fuoco che seguì Antonio Milone fu ferito all’arto inferiore destro da colpo di fucile a mitraglia2038, e quindi «fatto prigioniero dai tedeschi e dai soldati italiani repubblicani. Venne trasportato sotto il ponte di Cerchio, sulla Tiburtina e lì fu lì freddato con un colpo di pistola alla fronte, nella sera del 2 giugno».

Il 9 giugno 1944, in una Celano da cui erano evacuate le milizie tedesche e repubblichine, si riversò l’intera formazione partigiana che prese possesso della locale stazione dei Carabinieri, occupò la sede del comune e presidiò tutte le strade di accesso al paese.

Nel dopoguerra quella vostra generazione si fece conseguentemente sindacato e partito, per generare futuro e riscattare il destino degli ultimi: sviluppò attraverso le lotte del Fucino quel vasto movimento di contadini e di popolo, che determinò l’esproprio del latifondo feudale dei Torlonia, per la riforma agraria e l’assegnazione della terra ai contadini

A voi antifascisti e resistenti si legò una nuova leva di giovani tesi a realizzare insieme i principi fondamentali della giustizia sociale:

Antonio Rosini, Romolo Liberale, Domenico Tarantini, Nando Amiconi, Francesco Presutti, Luigi Sandirocco, Pietrantonio Palladini, Renato Vidimari, Umberto Scalia, insieme a tantissimi altri.

Il 6 febbraio del 1950 iniziava lo sciopero a rovescio.

Il grande movimento di popolo attivò una vera repressione da parte del governo:

“Decine gli arresti e i processati- come ha ricordato Antonio Rosini – fra questi Giancarlo Cantelmi, Pietro Cavasinni, Guido Cherubini, Antonio Paolini, Antonio Ciangoli.”

Pochi giorni dopo in quel clima di repressione

30 aprile 1950 – L’eccidio di Celano (L’Aquila)

Due braccianti sono morti: 

Antonio Berardicurti, di 35 anni,

Antonio Paris, di 45 anni

“Dovunque, dai capannelli, si odono le voci cadenzate di quelli che leggono l’edizione straordinaria dell’Unità ma agli altri operai analfabeti che stanno a sentire con gli occhi spalancati.

Il segretario della Sezione del PCI, Cantelmi, un giovane abruzzese dall’aspetto energico, sta in mezzo al crocchio più grande e legge con calma il racconto dei fatti. Legge come lui stesso sia stato fatto segno al ripetuto tiro di una pistola, che non l’ha colpito. Egli continua a compiere il suo dovere. La lotta continua.”

l’Unità, 3 maggio 1950 (Luigi Pintor)

Queste esperienze fondanti segnano il percorso della tua vita personale e politica, nei termini per cui per una persona cresciuta in tempi così difficili diventava inevitabile l’intreccio tra la vita personale e quella politica.

La tua appartenenza, fino allo scioglimento del Partito Comunista Italiano, è stata ferma ed assolutamente coerente.

La tua stessa esperienza parlamentare fra il 1976 e il 1983, esito giusto e coerente del tuo percorso politico, quale riconoscimento di una militanza vissuta sin dalla prima giovinezza con rischio diretto e personale, è avvenuta in anni carichi di grandi aspettative di cambiamento per la maturità storica del sistema democratico italiano, e poi con grandissime delusioni che hanno legato gli anni del terrorismo e il delitto dell’on. Moro, con un processo di involuzione conservatrice durato per tutti gli anni ’80 del secolo scorso.

Con la caduta del Muro e delle frontiere storiche tra Est ed Ovest, con lo scioglimento del Partito Comunista Italiano, si è spezzata quella radice che per la tua generazione era stata vitale, individuale e collettiva contemporaneamente.

Ma tu sei restato saldo nei valori ed hai accompagnato negli anni  le generazioni più giovani per governare i cambiamenti e i mutamenti che, purtroppo, non trovano ancora, in un mondo che muta voracemente, un punto di approdo culturale e politico, come invece la tua generazione ha saputo trovare a partire dall’antifascismo.

E cambiando i tempi e diradandosi gli spazi politici, sei tornato comunque nella maturità ai tuoi valori fondanti: sei stato il Primo Presidente all’atto di fondazione dell’ANPI Sezione della Marsica.

E’ inoltre da lì che abbiamo avviato quel percorso proseguito poi con Antonio Rosini e ora con altri compagni che ha portato ai dieci anni di esperienza del “Cammino dell’Accoglienza” ed alla costituzione dell’Associazione dei “33 martiri” di Capistrello che unisce tredici Comuni sull’educazione sociale ai valori fondanti la nostra libertà.

Ed oggi anche Celano, in virtù di quella iniziativa, ha una sua Sezione ANPI, presieduta da Vittoriano Baruffa.

Nel tuo, nel vostro ricordo sentiamo il dovere di continuare coerentemente il nostro impegno.

Celano, la tua città, che hai sempre sentito il tuo microcosmo in cui tutto si compone e ricompone, anche i più profondi conflitti, nella dimensione umana di una comunità che evolve, dialoga, cambia e ogni volta ricomincia.

Queste storie, la tua storia ce le hai raccontate in una lunga intervista condotta dall’Università di Teramo per la Fondazione Abruzzo Riforme che con tenacia sta ricostruendo un archivio storico della nostra memoria.

Io spero con l’ANPI di Celano di poter mostrare a tutti il tuo appassionato racconto.

Nel descrivere Vittorio, tuo fratello, nel giorno della sua scomparsa, anche lui partigiano con Croce al merito nella Banda Ombrone, credo tu abbia dato la più precisa definizione di te stesso. Hai detto che:

“Era un determinato pacifista… amava risolvere i problemi attraverso il ragionamento e la trattativa”

Una dote, quella di ascolto, comprensione e condivisione, della quale oggi soffriamo una grave mancanza nella società, che ti ha caratterizzato nei comportamenti personali, privati e politici, verso i compagni e specificamente in politica, nei rapporti con gli avversari.

Il tuo stile, la tua educazione hanno sempre fondato i propri riferimenti, innanzi tutto nel condurre la vita pubblica, sul principio che l’agire politico ha sempre l’obbligo di un fondamento, di un riferimento etico, che può essere anche di parte nella prassi, ma che deve sempre avere a riferimento il bene comune.

Vogliamo allora salutarti con queste semplici parole di Bertolt Brecht, che chiedendosi quali sono i valori che ci legano, ti esorta attraverso la nostra voce:

Giancarlo, continua ad essere savio, vicino a noi! non staccarti da noi!

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