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Avezzano- La collegiata di San Bartolomeo e la sua piazza

 Due capitelli, l’acquasantiera e la campana realizzata dalla “Premiata fabbrica da orologi da torre Michelangelo Canonico”, restaurati nel 1965, sono esposti all’Aia dei Musei di Avezzano[3].

NOTE STORICHE SUL PROGETTO DI PIAZZA SAN BARTOLOMEO  

fonte-comunicato comune di Avezzano del 21-07-2022

Piazza San Bartolomeo era chiamata anticamente Piazza del Pantano perché́ nei tempi remoti c’era uno dei numerosi acquitrini (pantani) di cui Avezzano era ricchissima. Altri sostengono, però, che il nome derivi dal fatto che, nei secoli trascorsi, spesso il Fucino inondava parte di Avezzano fino a raggiungere il luogo ove si ergeva il tempio. Nello spazio antistante le acque ristagnavano, poiché́ non avevano possibilità̀ di fluire a valle e, di conseguenza, formavano un pantano fino alla loro definitiva evaporazione.

Piazza San Bartolomeo era considerata una specie di passerella serale.


La piazza era così chiamata, poiché́ al suo centro si ergeva la chiesa omonima, sorta su antico tempio pagano. L’edificio sacro era a tre navate e aveva, lateralmente, il campanile, la base del quale ancora oggi è visibile. L’interno conteneva, oltre a quello maggiore, ben undici altari minori arricchiti da dipinti. La parte antistante della Chiesa di San Bartolomeo era delimitata da colonnine in pietra, tre delle quali sono ancora visibili nell’attuale Largo Pantano, sulle quali i ragazzi si divertivano a giocare. La piazza era circondata da una serie di superbi palazzi, tra i quali quello del Rebecchino, sede di un circolo ricreativo dei benestanti della città: avanti, spesso, veniva eretto un p Dopo il terremoto del 1915 la città sorse secondo modalità̀ e parametri urbanistici diversi che finirono per compromettere in buona parte la memoria storica degli abitanti. In virtù̀ del Piano Regolatore e di Ampliamento del 1916, l’antico centro storico fu abbandonato e la zona di nuova edificazione fu individuata più a settentrione; fu solo a partire dal 1924 che si recuperò l’area della vecchia Avezzano, demolendo i ruderi, sgomberando le macerie e sovrapponendo il nuovo impianto urbanistico a pianta regolare su quello originario, tanto che l’attuale via Orazio Mattei tagliò e sigillò la Collegiata.

Malgrado tale sconvolgimento, taluni resti dovevano ancora conservarsi e vennero annoverati fra i beni vincolati della provincia dell’Aquila dall’allora Ministero della Pubblica Istruzione, nel 1927.
Tuttavia, durante i lavori per la realizzazione da parte dell’Ente per la Valorizzazione del Fucino di un edificio da destinare all’Ufficio del Lavoro e della Massima Occupazione, le emergenze relative alla parte settentrionale della chiesa e all’abside furono definitivamente distrutti.

Nel 1965, in occasione del 50° anniversario del terremoto, furono sistemati due capitelli appartenenti alla collegiata.
Dal 1999, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha decretato l’immobile dell’ex collegiata di San Bartolomeo vincolato ai sensi della Legge n. 1089/1939.

Nel 2001 si conservavano i resti murari basamentali relativi alla torre campanaria, nell’angolo nord-est di Largo San Bartolomeo, e alcuni contrafforti sul lato ovest, risalenti alla seconda metà del XVII secolo e furono recuperati diversi frammenti di pietra lavorata, di tegoloni, di affreschi e di forme ceramiche, oltre a numerosi resti ossei umani, da collegarsi con l’esistenza di aree di seppellimento di pertinenza della chiesa.

I lavori condotti tra il 2004 e 2005 attraverso un’indagine archeologica estensiva nell’area della chiesa si prefiggevano di recuperare il primo impianto altomedievale dell’edificio di culto e le eventuali preesistenze tardoantiche e di epoca romana (resti di una villa rustica, sepolture della necropoli già parzialmente testimoniata nella zona, viabilità) e portarono al ritrovamento di strutture di notevole interesse per le quali si è proceduto al restauro.

Da Vikipeidia

La collegiata di San Bartolomeo era il principale edificio religioso di Avezzano, in Abruzzo. La chiesa andò completamente distrutta a seguito del terremoto della Marsica del 1915[1].

Lo storico Muzio Febonio nell’opera Historiae Marsorum riporta che la chiesa originaria venne edificata in località Pantano intorno al IX-X secolo forse sui resti di un preesistente tempio dedicato con ogni probabilità a Giove Statore che lo storico abate marsicano attribuì invece al dio Giano[2]. L’area assunse originariamente tale nome a causa delle frequenti inondazioni del lago Fucino che la rendevano acquitrinosa e fangosa[3].Murale rievocativo in Largo San Bartolomeo

La chiesa di piccole dimensioni, probabilmente a unica navata, venne inizialmente dedicata a san Salvatore e poi a sant’Antonio abate[4] o, secondo altre fonti, a san Pietro o a san Clemente[5]. Ricostruita nel 1156 è citata, insieme alla chiesa di Santa Maria in Vico, a quella di Sant’Andrea e alle chiese di Santa Maria, di San Giovanni e di San Pietro in Aquaria (monte Salviano), nella bolla di Papa Clemente III del 1188 in cui appare dedicata con chiarezza a san Bartolomeo apostolo[6]. Nel XII secolo ricevette dal re di Sicilia Guglielmo II il titolo di cappella reale.

L’edificio religioso è stato caratterizzato nel corso dei secoli da distruzioni e riedificazioni. Nel 1349 la chiesa crollò a seguito di un grave terremoto che colpì l’area dell’Italia centrale.

Chiusa al culto per circa due secoli[2], venne ricostruita ed elevata nel 1572 a collegiata[7]. Ad essa, nella seconda metà del XVI secolo, furono concesse dal vescovo dei Marsi Giambattista Milanese, con il placet di Marcantonio II Colonna, le rendite delle altre chiese del territorio: badia e cappella di Sant’Andrea, San Basilio, San Calistro, San Francesco, San Leonardo, San Paolo, San NicolaSanta Maria delle CeseSanta Maria in Vico, San Simone e chiesa della Trinità[8].

Nel corso del Seicento gli storici Lucio Camarra il giovane e Muzio Febonio descrissero un’iscrizione latina collocata nella chiesa avezzanese dedicata a Traiano in cui gli abitanti di Alba Fucens resero omaggio all’imperatore romano che nel II secolo fece avviare i lavori di ripristino dell’emissario claudiano e dell’Incile del Fucino tanto da garantire il necessario prosciugamento delle acque lacustri favorendo le attività agricole. L’autenticità dell’epigrafe è stata messa in dubbio da altri studiosi in quanto, poco oltre un secolo dopo la prima citazione di Camarra, risultò già introvabile[9][10].

L’ultima ricostruzione precedente al terremoto del 1915 risale al XVII secolo. La chiesa in fase di ricostruzione e completamento venne danneggiata da altre due scosse sismiche, quella del 1654 e quella del 1703[8].Targa in ricordo di Maria Teresa Cucchiari presso i ruderi della collegiata

La chiesa divenne per volontà del cardinale Marcantonio Colonna un punto di riferimento delle suore trinitarie, la cui scuola venne istituita accanto all’edificio religioso[11]. Il cardinale, infatti, affidò alla nascente comunità religiosa l’educazione delle ragazze meno abbienti del suo feudo di Avezzano. La fondatrice dell’istituto fu madre Maria Teresa Cucchiari che in questa collegiata operò per circa quarant’anni, dal 1762 fino alla sua morte. Venne sepolta il 10 giugno 1801 all’interno della chiesa nel sepolcro dei sacerdoti semplici[12][13].

Prima della quasi completa distruzione in seguito al terremoto del 13 gennaio 1915 l’edificio fu chiuso per problemi statici; gli ultimi interventi di consolidamento vennero portati avanti dall’ingegnere Luigi Renzi. Con il sisma crollarono oltre alla chiesa anche i palazzi adiacenti come palazzo Ferrini-Marimpietri[14], palazzo del Rebecchino e l’edificio che ospitava la scuola delle suore trinitarie[15]. Della collegiata rimase in piedi soltanto la base del campanile mentre alcune parti pericolanti della facciata furono demolite dal Genio civile[16]. Nel 1924 furono demoliti i ruderi per consentire la nuova urbanizzazione dell’area. Due capitelli, l’acquasantiera e la campana realizzata dalla “Premiata fabbrica da orologi da torre Michelangelo Canonico”, restaurati nel 1965, sono esposti all’Aia dei Musei di Avezzano[3].

Nel 1965, cinquanta anni dopo il terremoto, il Genio civile realizzò il monumento commemorativo situato nel largo di San Bartolomeo ricostruendo una piccola parte del campanile[16].

Fonte:

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