Avezzano-Sistema civico e Lega non sono il futuro della città
Share3di Mario Casale
A proposito della tessera della città consegnata dal candidato sindaco uscente ai 240 candidati consiglieri
delle 9 liste civiche e di una politica (la Lega). Sì, bisogna sottolinearlo sempre: il sindaco uscente si
presenta con la Lega e altre 9 liste civiche.
Lo stemma di una città rappresenta la comunità locale e la sua storia, non è proprietà privata, non è di un
singolo cittadino, fosse anche un sindaco uscente, e non è di un partito politico.
Comprendo che chi non ha un’identità sia alla ricerca di una radice, come coloro che si autodefiniscono
civici e hanno esigenza di ancorarsi ad un valore comune che li legittimi di fronte all’opinione pubblica e
alle istituzioni.
Ma lo stemma della città non è di una parte dei cittadini, è di tutti i cittadini, e non si può utilizzare come
una qualsiasi tessera del supermercato, che in genere prevede sconti per i clienti, o una tessera bancomat
con la quale prelevare soldi da una banca.
Francamente siamo ad un utilizzo dello stemma eccessivamente disinvolto e foriero di confusione, e non è
peregrino sostenere che può insinuare il sospetto di un voto di scambio, anche qualora esso non sia nella
volontà del promotore.
Le liste civiche di fatto diventano strumento di potere personale e sotto l’etichetta dell’indipendenza,
dell’autonomia e del trasversalismo finiscono per mascherare le idee e le appartenenze dei singoli
candidati consiglieri, oltre che per confondere un indirizzo politico senza una visione coerente. Leggo di
un pensiero lungo su Avezzano 2031 e sulla città territorio. Francamente nulla di nuovo sotto il sole, anzi
una serie di luoghi comuni che da decenni tutti ripetiamo stancamente anche autocriticamente sulla città
territorio, capace di governare sviluppo e innovazione nella Marsica, con il ruolo centrale di Avezzano,
che invece stenta ad affermarsi per la sua auto referenzialità e per una classe dirigente propriamente
disancorata a valori importanti come la responsabilità, la competenza, la solidarietà e l’impegno per una
società più giusta. Sembrano anche disperati. Peraltro, anche la Presidente dal punto di vista dei risultati è
piuttosto scarsa, dalla sconfitta al referendum al fallito ponte con gli USA di Trump, dalla politica
industriale inesistente al costoso carrello della spesa, dai soldi sperperati in Albania contro i
migranti…Insomma non è un buon biglietto da visita per la città. Ma non è un problema di leaderismo, è
un problema di classe dirigente, il cui limite è esploso con la sconfitta al referendum sulla magistratura. Il
futuro della città andrebbe costruito con una nuova classe dirigente, competente, moderna e al servizio
disinteressato della città, che né la destra tradizionale né il civismo fatto sistema con la Lega sono in grado
di produrre.
Ci vorrebbe maggior rispetto delle istituzioni per le eventuali responsabilità che saranno assunte dagli
eletti, a cominciare dall’impegno a svolgere con coerenza il proprio ruolo, senza i passaggi da una parte
all’altra degli schieramenti in funzione delle proprie convenienze. Forse una carta di intenti sarebbe
auspicabile anche per tutte le liste civiche che si sono presentate, con l’impegno a restituire dignità alla
politica e fiducia nelle istituzioni, non la fedeltà al capo.
Con la destra nulla da condividere, e con il civismo non abbiamo nulla, o forse sì: alcuni hanno la tessera
della città.
Francamente dispiace osservare tanti candidati consiglieri, soprattutto ragazze e ragazzi, ingenui e
inesperti ma infatuati di una visione civica di cui ignorano i limiti. Non avranno un ruolo da protagonista,
riservato soltanto al capo, quasi una prova paesana di premierato, in cui un uomo o una donna solo/sola al
comando e tutti gli altri ad ossequiare.
Insomma un po’ di autostima e di vera autonomia intellettuale, consapevoli che competenza, bellezza e
trasparenza possono albergare ovunque, non necessariamente all’interno del sistema civico, imperante da
un decennio in città.
15 maggio 2026
