L’Eremo di Tubione un luogo per essere aiutati nella vita
Share0“Voci di silenzio”
ELOGIO DEL NASCONDIMENTO
Nell’epoca dell’apparire e dell’apparenza – come è quella che attraversiamo e ci domina ormai da anni – che blandisce l’immagine, obbliga a mostrarsi e a “farsi spettacolo”, parlare di NASCONDIMENTO è inusuale e fuori posto, sa di mediocrità.
Un eremo è esattamente elogio del nascondimento: espressione che indica un porsi al margine, alla periferia, allontanarsi dal centro dell’attenzione.
Fin dall’inizio, parlando in associazione dell’”eremo di Tubione”, ci determinammo a non scimmiottare una tra le più importanti esperienze di vita e di spiritualità, riscontrabile in ogni pensiero e prassi religiosa, manifestazione di una fede che chiama il credente a scoprire Dio nella profondità della propria coscienza, nel silenzio e nella solitudine, oltre a viverlo nella compagnia umana e negli eventi della storia, senza esenzioni o astrazioni.
Chi ha avuto modo di visitare i monasteri del Monte Athos o del Tabor, oppure di Fonte Avellana e Camaldoli nelle foreste casentinesi, ma anche alcuni borghi nelle vicinanze di Assisi, avrà certamente incontrato persone (donne – uomini) innamorate della vita. Sono coloro che hanno avuto il coraggio di abbandonare “molte cose”, perché la terra dove sono caduti dal ventre della madre non bastava loro; sono tutti quelli che si son messi a cercare senza stancarsi perché il presente non bastava loro; tutti quelli che vogliono amare senza possedere, convinti che l’Amore basta all’amore.
E allora avrà incontrato e condiviso il silenzio urlante della loro solitudine, la loro capacità di danzare di gioia o di piangere senza singhiozzi là nei luoghi dove hanno fissato la loro vita – per un tempo più o meno lungo, o per sempre – in una marginalità esistenziale che è anche una “protesta vivente” (come la definiva Bonhoeffer) verso un mondo che così come è fatto non è sopportabile, va cambiato, ha bisogno di un’alternativa, senza dover ubbidire ad alcun totalitarismo culturale o religioso.
Esclusa ogni presunzione e pienamente consapevole della propria insufficienza, l’associazione RINDERTIMI ha cercato nell’Eremo di Tubione un luogo per essere aiutati nella vita di semplici laici, amanti della Chiesa che li ha generati e li fa crescere lungo le vie del Vangelo, o non credenti, mescolati in mezzo alla gente nella geografia sociale, là dove s’incontra il “già e non ancora” dell’umanità, assumendone tutte le lotte, domandandosi e pronti a rispondere a chi domanda: “a che punto è la notte?”, e dicendo a sé stessi e agli altri: “Non è più notte ma non è ancora mattino”.
Nascondimento non è fuga dagli altri, misantropia, rifiuto dello stare insieme. Al contrario: è saper stare in mezzo agli altri con maggiore verità e sobrietà, nella gioia di uno sguardo di ricerca comune e desiderio di poter incontrare senza veli o altri paludamenti quel Dio che si rivela esigente nella mitezza, mai nell’imposizione di teorie o prassi di separazione.
La mitezza è una delle Beatitudini che il Vangelo riporta: “i miti avranno in eredità la terra”. È un’apertura ecologica, contestazione di ogni egologia.
Un eremo (cioè un tempo e un luogo di “nascondimento”) è occasione per ripensare la preziosità della “terra” (come eco, ambiente, natura…) e imparare meglio a custodirla, ad averne cura: perciò coloro che ci provano l’avranno in dono, come un’eredità.
