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Settimana Marsicana: presentato il saggio di Sergio Natalia sui miti del lago del Fucino


Si è svolta giovedì scorso, presso un’affollatissima “Sala Irti”, nell’ambito della “Settimana
Marsicana” organizzata dalla Pro-Loco di Avezzano, la presentazione del saggio di Sergio
Natalia
“Il prosciugamento del lago del fucino tra mito e storia”. Il saggio, inserito nel volume
«Abruzzo Antico e Moderno», stampato ad Atene dalla ETP books, è stato ideato nell’ambito
della giornata di studio promossa dall’Associazione «Abruzzo Antico e Moderno» e
dall’Associazione italiana di Cultura Classica, il 26 ottobre 2023, presso vari licei classici
abruzzesi tra cui il «Torlonia – Croce». L’obiettivo del saggio, come ha affermato l’autore, è di
approfondire l’impatto del mito del lago sulla cultura marsicana nelle sue varie forme espressive
e nell’immaginario collettivo.
Dopo le presentazioni della giornata della giornalista Luisa Novorio, hanno portato i saluti la
consigliera del comune di Avezzano, Patrizia Gallese, ed in rappresentanza della Pro-Loco, il
Prof, Ilio Leonio.
La prof.ssa Emanuela Mastroddi, animatrice dell’incontro, dopo aver illustrato sinteticamente i
contenuti dal lavoro di Natalia, ha posto all’autore una serie di quesiti sugli aspetti salienti dal
saggio. Il lavoro di Natalia partendo dai miti dei laghi, approfondisce i miti i collegati alla lago
del Fucino, quelli antichi, coesi alle acque del lago, e quelli moderni, collegati alle ambite terre
emerse.
Tra i miti antichi l’autore ha approfondito il «mito del Dio Fucino», a cui gli antichi Marsi
«innalzavano are e templi, per placare l’ira che era funesta e scatenava terribili inondazioni»; il
«mito della Dea Angizia», tramandato fino a noi da leggende di autori classici – Plinio, Lucilio –
medioevali – Giordano Bruno, Sant’Agostino – e moderni; il «mito di Archippe», l’atlantide
perduta; il «mito di Pitonio, «gigantesco serpente marino», che secondo Licofrone di Calcide
(poeta greco IV sec. A.C.) «sotto terra penetra nell’invisibile profondità di una caverna». Infine,
il «mito del mare tra le montagne», coltivato da Strabone fino a Dumas. Suggestiva
l’illustrazione dell’ardimentoso progetto del 1767 di Afan De Rivera, illuminato tecnico a servizio
dei Borboni, il quale voleva rendere navigabili i fiumi Liri e Pescara facendovi confluire le chiare
acque del lago del Fucino, così da unire i due mari, Tirreno ed Adriatico.
Contro il Dio Fucino Torlonia, alfiere della lotta contro il lago, ingaggia una sorta di guerra
contro la natura, appoggiato dai media dell’epoca e dalla maggior parte delle popolazioni locali.
La sua ricorrente espressione «O Torlonia prosciuga il Fucino, o il Fucino prosciuga Torlonia»,
sembra quasi voler ipotizzare una sorta di duello con il lago, che impersonava una natura
bellicosa, da addomesticare. Ciò trovava giustificazione nella cultura positivista allora
imperante, fondata sull’apologia dello sviluppo produttivo ad ogni costo, sul mito della tecnica e
del progresso tecnologico, sulla colonizzazione della natura.
Particolarmente apprezzata la sintetica illustrazione degli svantaggi e dei vantaggi legati al
prosciugamento del lago. In termini negativi, in primis, l’arrivo della nebbia, «che si stende
come un lugubre lenzuolo sulla pianura», in positivo: prima del prosciugamento da un ettaro di
lago si ricavavano 5 lire, mentre il reddito per ettaro dopo il prosciugamento era pari a 270 lire,
53 volte di più.
Singolare l’intreccio tra gli antichi miti del lago del Fucino e la religione cristiana, simboleggiati
dal pannello «Natività» del 1470, del pittore marsicano di Lecce nei Marsi Andrea Di Litio, parte
integrante del ciclo degli affreschi della basilica/cattedrale di Atri. Nell’affresco sopra alla raffigurazione

della sacra famiglia troneggia un’immagine del lago del Fucino, una sorta di
sposalizio tra gli antichi dei, il dio fucino, ed il nuovo dio che nasce. E che dire dei «cippi
mariani» simbolo del potere del principe del Fucino, posti «a guardia» delle terre emerse e del
cosiddetto «Madonnone» che vegliava sul laico principato. Simboli religiosi che danno a Torlonia
l’aureola di santità e grazie ai quali il potente principe assume le vesti di un novello santo.
Tra i miti moderni l’autore annovera il «mito della terra e della proprietà», la «metafora del
lago che volle farsi terra», terra a cui anelano i contadini in modi mistici; il «mito dell’epopea
delle lotte per la terra», quando la Marsica ridiventa, come in tanti momenti della sua storia, una
sorta di immenso palcoscenico, dove si rappresenta una tragedia greca; il «mito del Fucino come
terra nuova», la «terra promessa», come scriveva Silone. L’enunciazione dei miti moderni ha
consentito all’autore di fare alcune interessanti considerazione socio-politiche.
Largo spazio è stato dedicato dall’autore alla «nostalgia» per lago scomparso, nelle sue varie
forme espressive, in primis dalla letteratura, a cominciare dalle considerazioni del “granturista”
Gregorovius, passando per Pennazza, per arrivare a Gadda ed ai contemporanei. Nella Pittura,
attraverso un’analisi storico-politica di quadri di pittori marsicani inerenti raffigurazioni del lago.
Ma anche nella musica, nella psicanalisi, nella pedagogia, nell’ambiente/paesaggio e perfino
nell’enogastronomia.
L’autore sostiene una tesi originale. A suo avviso la nostalgia, la «saudade» dell’azzurro lago
perduto è nei primi anni dopo il prosciugamento appannaggio solo di un ristretta pattuglia di
intellettuali, non solo marsicani ma anche stranieri. Sono loro a denunciare, fino alla Grande
Guerra, la cancellazione violenta di un microcosmo fatto di natura, storia, miti, identità,
memorie, sostituito da un paesaggio astratto e geometrico, come una centuriazione romana,
dove vomeri e zappe hanno preso il posto delle poetiche barche. Il rimpianto per il lago
scomparso affiora in componimenti fin dopo il terremoto. Ma il fascismo, prima, e le istanze di
riforma del Fucino e produttivistiche portate avanti dagli opposti schieramenti politici nel
secondo dopoguerra, dopo, ne segnano l’oblio. Nelle non molto numerose pubblicazioni dei
primi decenni del dopoguerra, la nostalgia del lago perduto non si esprime mai in una critica al
prosciugamento. Le ragioni dell’economia e le ideologie che vi erano connesse avevano ancora
un forte sopravvento. Le critiche riaffiorano a partire dalla fine degli anni Settanta del Novecento
e si intensificano progressivamente. E’, secondo Natalia, l’affievolirsi delle ideologie – guardiano
ideologico al racconto del prosciugamento – l’affermarsi di paradigmi ambientali, la nuova
attenzione al paesaggio, a portare alla ribalta la mai sopita questione del prosciugamento che
riemerge nel dibattito letterario marsicano. Letteratura che secondo l’autore ha svolto nella
Marsica il compito di vegliare sul mantenimento della memoria collettiva.


La presentazione è stata impreziosita dalle letture del maestro Gabriele Ciaccia che si è
armonicamente inserito tra le domande della Prof.ssa Mastroddi e le risposte dell’autore,
leggendo mirabilmente e con passione le numerose citazioni contenute nel saggio: Plinio,
Strabone, Gregorovius, Dumas, Silone, Gadda, e tanti altri. Citazioni tratte da una ponderosa
bibliografia, ben 100 testi/articoli.
Natalia ha concluso l’appassionato e forbito intervento, nella convinzione cha in futuro altri autori
racconteranno, con diverse forme espressive, i miti antichi e moderni del lago del Fucino.
Perché, il mito del lago, sottotraccia, come un fiume carsico continuerà anche in futuro a
permeare la cultura letteraria, artistica e antropologica marsicana.

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