Luco dei Marsi – Chiesa di Santa Maria delle Grazie – Una chiesa piena di sorprese
Share5di Matteo Biancone
La chiesa di Santa Maria delle Grazie è una chiesa situata nel comune di Luco dei Marsi, in provincia di L’Aquila e nel territorio di competenza della Diocesi di Avezzano. La chiesa, provenendo da Avezzano, si trova all’ingresso del paese, nei pressi del cimitero, in un’area ricca di verde. È una zona vicina all’area archeologica ove è stato ritrovato il tempio di Angizia.
La chiesa è una delle più antiche della Marsica, in quanto venne edificata tra la metà del XII secolo e il XIII secolo sul sito di una più antica chiesa altomedievale. Questa chiesa più antica, ora distrutta, pare esistesse già nel VII-VIII secolo, mentre risulta citata per la prima volta a proposito della donazione fatta da Doda, Contessa dei Marsi, che nel 930 concesse la chiesa ai benedettini di Montecassino. Nei secoli seguenti rimase la competenza dei benedettini sulla chiesa e sulle sue pertinenze, tranne alcuni periodi nei quali tornò ai Conti dei Marsi. Di fatto i benedettini mantennero il controllo sul territorio sino a quando il re Ferdinando II, nel 1497, lo concesse ai Colonna. Intorno all’anno 1000 accanto alla chiesa venne edificato un monastero benedettino, che svolse una funzione importante nella storia locale. La chiesa di Santa Maria di Luco assunse sul territorio marsicano un importante ruolo quale “prepositura” dell’Abbazia di Montecassino, diciamo quasi una “rappresentanza”, avente giurisdizione sull’ampio territorio fucense di competenza dei benedettini, che comprendeva numerose chiese, conventi e terreni. La chiesa di Santa Maria delle Grazie nell’ambito della sua giurisdizione percepiva le tasse sia sui terreni che sul pescato.
Dobbiamo ricordare che i monasteri benedettini costituirono in quei secoli un importante riferimento per il popolo, sia nella pratica religiosa che nella vita sociale ed economica, essendo i territori spesso colpiti da guerre e scorrerie con le conseguenti incertezze e difficoltà.
Il monastero sorto accanto alla chiesa di Santa Maria delle Grazie era un monastero-torre, di muratura robusta, con finestrelle a feritoia; prima del terremoto del 1915 era alto tre piani e anticamente era forse ancora più alto. Al di sopra del monastero, salendo la montagna, si trovava il borgo medievale e sulla sommità vi era una rocca. Con il tempo la popolazione si spostò verso il centro attuale del paese, posizione più protetta rispetto alle esondazioni del Lago Fucino.
La chiesa altomedievale, che era più modesta di quella attuale, nel XII secolo era in rovina, forse anche a causa di un terremoto che colpì la zona tra il 1119 e il 1125, pare così che dal 1154 si diede inizio alla costruzione dell’edificio che è poi giunto sino a noi, sia pure con divere ristrutturazioni. La chiesa venne così costruita in stile romanico, con pianta rettangolare, a tre navate divise da quattro robusti pilastri che sono congiunti da archi a tutto sesto. L’edificio venne realizzato secondo caratteristiche comuni a diverse chiese abruzzesi, da abili maestranze. La costruzione fu resa possibile anche dalla “ricchezza” del monastero di Luco.
La chiesa, importante nel periodo di maggiore rilevanza del potere benedettino, divenne poi una collegiata nel 1565 e il monastero fu abbandonato dai benedettini il 3 giugno 1588. La chiesa di Santa Maria delle Grazie assunse in particolare la funzione di chiesa sepolcrale, oltre alle botole mortuarie vennero realizzate cappelle laterali di stile rinascimentale e barocco.
La chiesa perse ulteriormente importanza nel ‘700, quando il ruolo di chiesa parrocchiale del paese venne assunto dalla chiesa di San Giovanni Battista, che vediamo tuttora sulla piazza centrale del paese, della quale si è parlato in un precedente articolo.
Nel ‘500 e anche nel ‘700, dopo un terremoto, la chiesa fu oggetto di modifiche secondo il gusto del tempo, poi, quando a seguito dei danni prodotti dal terremoto del 1915 fu ricostruita i lavori vennero eseguiti secondo il disegno dello storico dell’arte Carlo Ignazio Gavini, nel rispetto dell’originario stile romanico.
Si accede alla chiesa salendo una scalinata costituita da sette gradini realizzati con massicci blocchi granitici.
La chiesa presenta la facciata in pietra chiara, con tetto a capanna. Una cornice semplice divide orizzontalmente la facciata in due parti. Nella parte inferiore si aprono il portale centrale e due portali laterali, nella parte superiore si trovano tre finestre monofore, che mantengono i resti delle duecentesche transenne in calcare con elegante lavoro a traforo. I portali sono ornati da bei capitelli medievali. Sul portale centrale si trova una lunetta nella quale è visibile, sia pure sfocato, l’affresco che rappresenta la Madonna delle Grazie, mentre non sono più visibili gli affreschi realizzati nelle lunette dei portali laterali. Alcuni elementi originari sono andati perduti, ma, guardando la facciata della chiesa, sul lato destro del portale centrale si vede in alto una piccola statua che rappresenta un monaco lettore con un libro aperto in mano, mentre sopra di lui si vedono i resti di un’altra opera in pietra, piuttosto rovinata, che pare rappresentare un demonio con aspetto animalesco, quasi fosse un leone o un drago, che divora un peccatore. Queste opere all’epoca avevano anche la funzione di istruire e ammonire i fedeli, molti non sapevano leggere e le rappresentazioni artistiche offrivano loro degli insegnamenti.
La chiesa ha una piccola cornice decorata che corre lungo il bordo superiore della facciata, come si trova in diverse chiese benedettine.
Sul lato sinistro della chiesa è posto il campanile a base quadrata.
L’interno, a pianta rettangolare con tre navate, ha soffitto ligneo a capriate; presenta nelle navate laterali cappelle sepolcrali realizzate a partire dal XVI secolo con interessanti affreschi, dedicate a diverse famiglie importanti dell’epoca e a congreghe.
Nella navata sinistra si trova la cappella della Compagnia della Madonna del Rosario che presenta un affresco della natività del XVI secolo, forse da attribuire al pittore veneto Paolo Zoppare, detto Zopparello, che ha affrescato anche la Chiesa di Santa Maria in Valleverde a Celano.
La chiesa è ricca di opere d’arte e reperti di varie epoche.
Nella parete della navata destra sono stati raccolti reperti provenienti dalla città antica, nonché resti dell’edificio altomedievale e duecentesco. Si tratta di resti di lapidi, di fregi, di capitelli. Sempre nella navata destra è stato ricomposto anche l’antico “Portale delle donne”, che ci ricorda come nelle chiese antiche vi erano ingressi distinti per i due sessi.
Si accede all’area presbiterale salendo cinque gradini e troviamo un elemento di particolare pregio: il lettorino (potremmo dire un leggio) duecentesco, realizzato in pietra, dove è ritratto Cristo in trono tra angeli e Agnus Dei tra i simboli degli Evangelisti. La chiesa è ricca di opere d’arte, come un bassorilievo del XIII secolo raffigurante la Madonna con Bambino e la cinquecentesca statua lignea della Madonna delle Grazie, che per un certo periodo era stata custodita altrove.
A sinistra della chiesa di S. Maria delle Grazie sono ancora oggi visibili i resti del monastero-torre benedettino, costruito intorno all’anno Mille, che venne arricchito di un portale cinquecentesco e restaurato nel XVIII secolo.
Tra i resti del monastero e la chiesa si trova uno spazio esterno chiuso da un cancello arricchito dal ricomposto portale settecentesco dell’antica chiesa della Madonna dell’Ospitale, che era situata nel centro storico di Luco, ora distrutta, nel quale è riportata l’iscrizione: Congregatio / assunptionis B. Mariae Virginis / a.D. MDCCLIV.
Sulla parete destra, all’esterno della chiesa, è stato costruito un tempietto con timpano, con l’immagine della Madonna delle Grazie.
A destra della chiesa si trova uno spazio verde in cui si vedono i resti di un recinto murario, costruito a partire dal XIII secolo, che ingloba i resti di una piccola abside, forse appartenente all’antico edificio altomedievale.
La chiesa, per la sua lunga storia, offre molte sorprese, così il muro di contenimento a destra dell’edificio presenta dei resti di fregi geometrici e a nastro considerati parte del perduto edificio altomedievale, probabilmente si tratta di frammenti riutilizzati nella costruzione del muro.



Fonti:
- “Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Luco dei Marsi)” in Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_delle_Grazie_(Luco_dei_Marsi)
- Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi, da Terremaresicane.it archiviato su web.archive.org https://web.archive.org/web/20210510011345/https://www.terremarsicane.it/santa-maria-delle-grazie-3/
- “Chiesa di Santa Maria delle Grazie ” su chieseitaliane.chiesacattolica.it https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=11787
- “Luco dei Marsi – Storia Ambiente Archeologia” di Giuseppe Grossi, Comune di Luco dei Marsi,1999
- “Guida ai monumenti storici e artistici della Marsica” di Ignazio Carlo Gavini, Adelmo Polla Editore, Agosto 2000, estratto da “Storia dell’Architettura in Abruzzo” di I. C. Gavini, 1927/1928
- “Marsica, guida storico-archeologica” di Giuseppe Grossi, Aleph editrice, Luco dei Marsi 2002
- “Catalogo generale dei Beni Culturali” portale del Ministero della Cultura https://catalogo.beniculturali.it/
- “Chiese d’Abruzzo S. Maria delle grazie in Luco dei marsi” documentario sul sito di TeleSirio https://www.telesirio.it/all-videos/video/chiese-d-abruzzo-s-maria-delle-grazie-in-luco-dei-marsi
- “Il Fucino” di Emidio Agostinoni, Istituto italiano d’arti grafiche. Bergamo 1908
- “Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica – un secolo e mezzo di scoperte archeologiche” di Cesare Castellani, Edizioni Kirke, Cerchio – Avezzano, Novembre 2021
- “Architettura medioevale in Abruzzo” di Mario Moretti, De Luca Editore, Roma 1971
- “Carta Archeologica della Marsica Vol. I” di Giuseppe Grossi e Umberto Irti, Archeoclub della Marsica, Avezzano 2011
- “Storia dei Marsi” libro terzo di Muzio Febonio, De Cristofaro Editore, Roma, 1991, traduzione italiana da “Historia Marsorum”
